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Davvero i migranti arrivano in Italia per colpa del "Franco delle colonie"?

David Puente - 21/01/201916:44Aggiornato 24/01/2019 13:27

Secondo i leader del Movimento, Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista, la moneta francese usata da 14 paesi africani sarebbe la vera causa dell'immigrazione verso l'Italia, ma i dati li smentiscono

Non è la prima volta che sentiamo parlare del Franco Cfa, la valuta adottata fin dal 1945 da diversi paesi africani, così come non è la prima volta che viene etichettata come una sorta di continuazione di quel colonialismo che abbiamo studiato a scuola dove il conquistatore, in questo caso la Francia, trae profitto togliendo risorse alle popolazioni sottomesse. Si è tornati a parlare di questa moneta per due motivi: lo scontro politico con il presidente francese Macron, in ottica di un'imminente campagna elettorale europea, e la questione migratoria: il Cfa sarebbe "la vera causa" dell'arrivo dei richiedenti asilo in Italia dai paesi che l'hanno adottata. Tante narrative che vanno spiegate e in parte smentite.

L'obiettivo del Movimento 5 Stelle, a partire da Luigi Di Maio spalleggiato da Alessandro Di Battista, potrebbe essere quello di smarcarsi un po' dall'alleato della Lega, invece di dargli man forte, sul tema immigrazione. L'ex deputato, infatti, a Che tempo che fa ha precisato che «noi qua possiamo parlare ore di porti aperti o porti chiusi, ma continueranno a scappare le persone, a morire in mare, a trovarsi altre rotte, a provare a venire in Europa e per me, lo dico e l'ho detto anche al Movimento, oggi è necessario per la prima volta di occuparsi delle cause, perché se ci si occupa esclusivamente degli effetti si è nemici dell'Africa». Più diretto e meno diplomatico Luigi Di Maio, il quale ha chiaramente definito ipocrita chi parla solo degli effetti e non delle cause.

 

I numeri dell'immigrazione dai paesi Franco Cfa

La valuta Franco Cfa è presente in alcuni paesi africani, non tutti, per la precisione Camerun, Repubblica Centrafricana, Ciad, Repubblica del Congo, Guinea Equatorial, Gabon, Benin, Burkina Faso, Guinea-Bissau, Costa d'Avorio, Mali, Niger, Senegal e Togo. Secondo i dati pubblicati dal Ministero dell'Interno il 18 gennaio 2019, con dati aggiornati al 31 dicembre 2018, tra le nazionalità dei 23.370 migranti sbarcati in Italia troviamo al massimo la Costa d'Avorio (1.064) e il Mali (876), mentre bisogna fare attenzione a non confondere nella tabella la Guinea (che possiede il Franco guineiano, creato dopo l'uscita dal Franco CFA nel 1959) con le altre due, la Guinea Equatorial e la Guinea-Bissau.

Nella tabella pubblicata dall'Unhcr notiamo gli stessi numeri (anche perché, come già detto in passato, le loro fonti sono appunto i dati forniti anche dai governi) e qualche dettaglio in più, visto che nella tabella del Ministero dell'Interno rimane un'ultima voce troppo generica "altre" per un totale di 4.704 sbarcati. Tra questi troviamo il Senegal (421) e il Camerum (325), arrivando a un totale di 2.686 sbarchi nel 2019 di persone provenienti dai paesi del Franco Cfa, ossia l'11,5% del totale.

C'è da dire che gli sbarchi da persone provenienti dalle nostre ex colonie, l'Eritrea e l'Etiopia, superano di gran lunga quelle dei paesi aventi la valuta Franco Cfa (3.392 contro .2.686). La colpa non è certo di una "Lira africana", così come non è colpa della moneta locale se in Italia sono sbarcati 5.244 tunisini o 1.619 del Sudan. Ciò dovrebbe far comprendere che le motivazioni che portano i cittadini di quei paesi a migrare possono essere anche altre, ma poco importa in vista delle elezioni europee e della necessità di individuare un nemico esterno comune che "danneggia" il nostro Paese per unire gli italiani.

Franco CFA

 

La sovranità dei popoli africani

Alessandro Di Battista, durante il suo intervento da Fazio, ha parlato di sovranità, un tema caro anche per il Movimento 5 Stelle in Italia. I passati governi dei paesi africani del Franco Cfa, che piaccia o meno, hanno scelto di adottarlo, così come quelli attuali hanno scelto di mantenerlo. Possono uscirne, così come è avvenuto con la Guinea (1959), la Mauritania (1973) e il Madagascar (1963), che hanno creato la loro propria moneta.

Wikipedia |  Franco guineano

Tra i sostenitori della valuta c'è Casimir Oye Mba, ex governatore della Banca degli Stati dell'Africa Centrale (dal 1978 al 1990) ed ex Primo ministro del Gabon (dal 1990 al 1994), Casimir Oye Mba, il quale aveva dichiarato il 30 agosto 2017 che «tutti i paesi della zona del Franco possono uscire domani se lo vogliono, ma pensano che sia nel loro interesse rimanerci al momento» ("Tous les pays de la zone franc peuvent sortir y demain s'ils veulent. Ils estiment pour l'instant que c'est dans leur intérêt d'y rester"). Non mancano gli oppositori, come il senegalese Kemi Seba del movimento "Urgences Panafricanistes" che nel 2017 bruciò 5000 banconote Cfa (circa 8 euro) a Dakar davanti alla sede della Banca Centrale degli Stati dell'Africa occidentale, che venne successivamente arrestato ed espulso dal paese (ora vive in Francia).

A questo punto ci troviamo di fronte una Francia che non impedisce ai paesi africani di crearsi una propria moneta sovrana e i governi francesi, passati e presenti, non sono dei "buoni samaritani" che garantiscono per una valuta estera a gratis per poi non pagare una parte del proprio debito pubblico, denaro entrante che potrebbe servire per le esigenze dei cittadini francesi.

Wikipedia | Le banconote guineane necessarie per ottenere un dollaro americano nel 2005.

Si potrebbero fare a questo punto discorsi legati alla corruzione nei paesi africani che mantengono la valuta contestata, del vantaggio ottenuto e gli interessi dei pochi rispetto ai molti, così come studiare gli effetti negativi o positivi di tale scelta su un piano oggettivo, ma di fronte alla propaganda diffusa da qualche anno contro la Francia l'attenzione va, dunque, agli stessi governi africani che hanno la responsabilità della propria scelta. 

 

Perché emigrano dai paesi ex e Franco Cfa

Prendiamo in esame i due paesi dai quali arriva la maggior parte dei migranti in Italia: la Costa d'Avorio e la Guinea. In merito alla Costa d'Avorio si riscontrerebbe uno stato di salute economica migliore rispetto ad altri, ma non mancano i problemi. Appena il 5% della popolazione dispone di un qualche tipo di previdenza sociale, ci sono problemi legati alle persecuzioni politiche, alla libertà di espressione e all'impunità verso chi avrebbe violato i diritti umani, ma oltre a tutto ciò la Costa d'Avorio è anche un punto di partenza delle migrazioni da parte di molti "non ivoriani". Infatti, come dichiarato all'agenzia Agi dal responsabile per Terre des Hommes Italia in Costa d’Avorio, Alessandro Rabbiosi: «Le autorità ivoriane non riconoscono che tutte le persone siano ivoriani».

La Guinea, invece, dovrebbe essere uno dei paesi più ricchi dell'Africa grazie alle fonti minerarie in suo possesso, ma risulta essere uno dei paesi meno sviluppati del continente con un alto tasso di povertà. Oltre a questo, non mancano le violenze da parte delle forze dell'ordine, oltre a risultare al 104esimo posto su 180 della classifica di "Reporters Without Borders". Eppure il Paese si è staccato dal Franco CFA nel 1959.

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