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Migranti, Germania si ritira dall'operazione Sophia. Salvini: «Nuove regole o finisce la missione»

Redazione - 22/01/201920:27Aggiornato 23/01/2019 12:13

Secondo l'agenzia di stampa tedesca Dpa, in seguito alla linea dura del governo italiano, da martedì 29 gennaio, nessuna altra nave militare verrà più inviata a contrastare gli scafisti. Dopo l'annuncio di Salvini, fonti vicine a Federica Mogherini fanno sapere: «Se oggi l'Italia non vuole più Sophia, siamo pronti a chiuderla»

La Germania abbandona l'operazione Sophia. Da martedì prossimo nessuna altra nave militare pattuglierà le coste al largo della Libia per contrastare il flusso migratorio clandestino nel Mediterraneo. «La missione navale Sophia ha come ragione di vita che tutti gli immigrati soccorsi vengano fatti sbarcare solo in Italia. Accordo geniale sottoscritto dal Governo Renzi, non so in cambio di cosa. O cambiano le regole o finisce la missione», ha detto Matteo Salvini aRadio Anch'io.

Dopo le parole del ministro dell'Interno, arrivano le indiscrezioni da parte dello staff dell'Alta rappresentante dell'Unione per gli affari esteri. «Operazione Sophia è stata ed è ancora un'eccellenza della politica di difesa europea. Ha contrastato il traffico di esseri umani nel Mediterraneo fino quasi a fermarlo del tutto, addestrato la guardia costiera libica, e salvato vite. Sophia ha portato tutta l'Ue nel Mediterraneo, dove l'Italia era sola prima del 2015. Se oggi l'Italia, che ha il comando e il quartier generale dell'operazione, non vuole più Sophia, siamo pronti a chiuderla», lo riferiscono fonti vicine a Federica Mogherini.

Dopo la notizia della fine dell'operazione, il portavoce del ministero della Difesa tedesco aveva precisato che la sospensione è soltanto temporanea, in attesa che l'Ue chiarisca meglio i compiti della missione. Le forze armate tedesche continueranno comunque a sostenere con il loro personale, in tutto dieci militari, il lavoro nel quartier generale di Sophia a Roma. La testata Sueddeutsche Zeitung aggiunge che la nave Berlin, invece di essere inviata nel Mediterraneo, parteciperà alle manovre Nato nel Mare del Nord. La decisione della Germania di stoppare la partecipazione alla missione europea, secondo quanto riferisce l'agenzia di stampa tedesca Dpa, sarebbe la conseguenza della linea dura del governo italiano.

La scelta dell'esecutivo tedesco di abbandonare la missione, di fatto indebolendola mortalmente, nasce nel contesto più ampio della ripartizione delle quote dei migranti. Lo stesso ministro degli Interni italiano Matteo Salvini, a dicembre, aveva dichiarato: «Al momento non ci sono progressi significativi nel negoziato nonostante le nostre richieste di cambiare le regole d'ingaggio. Senza una convergenza sulle nostre posizioni non riteniamo opportuno continuare la missione». Salvini già in quella occasione faceva evidentemente riferimento alla procedura secondo cui tutti i migranti soccorsi dalle navi della missione vengono sbarcati in Italia e al sistema di distribuzione dei migrati fra i vari Paesi in stato di perenne stallo.

Sophia avrebbe dovuto terminare le operazioni il 31 dicembre 2018. Il 14 dicembre è arrivato l'ok degli ambasciatori del Comitato politico e di sicurezza dell'Unione Europea alla proroga tecnica di tre mesi. L'abbandono delle operazioni da parte della Germania poche settimane prima della scadenza della proroga, settimane in cui evidentemente il sistema delle quote sarebbe stato al centro della ridefinizione del progetto, non può non suggerire una fuga di Berlino dalla questione spinosa: l'Italia, con le sue posizioni estreme degli ultimi mesi sulla chiusura dei porti sembra il capro espiatorio ideale a cui addossare le responsabilità del fallimento della missione.

L'operazione (la cui denominazione ufficiale è European Union Naval Force Mediterranean), è nata nel 2015 su iniziativa dell'Unione Europea in conseguenza dei naufragi del marzo di quell'anno e in particolare quello nel Canale di Sicilia del 18 aprile 2015 che provocò 58 morti accertati e fra i 700 e i 900 dispersi. La missione è stata fortemente voluta dalla Commissione Juncker, e in particolare l'Alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri, Federica Mogherini. Lo scopo principale della missione è quello di individuare, catturare e distruggere le imbarcazioni utilizzate o sospettate di essere utilizzate da contrabbandieri e trafficanti di migranti, ma anche l'addestramento della guardia costiera libica.

I Paesi coinvolti direttamente con proprie imbarcazioni nelle operazioni sono l'Italia con la nave d'assalto anfibio San Giusto (nave ammiraglia della missione) la Francia, la Germania, il Regno Unito, il Belgio, la Slovenia e la Spagna. La missione fa seguito alle precedenti Mare nostrum del governo italiano (2013), che aveva però anche specifiche funzioni di soccorso ai migranti e all'operazione di controllo delle frontiere Triton (poi Themis) dell'agenzia Frontex (2014). Per l'Italia è previsto un impiego massimo di 470 militari, una nave e due aerei.

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