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Costa: «No alle trivelle. Mi sfiduceranno? Torno a fare il generale dei carabinieri»

Alessandro Parodi - 23/01/201917:14Aggiornato 24/01/2019 07:55

Il ministro dell'Ambiente prende posizione su uno dei temi di frizione all'interno del Governo dopo l'emendamento compromesso nel Decreto Semplificazione, il cui esame in Aula nel frattempo slitta per sciogliere il nodo trivelle. La replica di Garavaglia (Lega): «Decide il Parlamento». Fonti M5S: senza accordo su trivelle salta il decreto Semplificazioni. Previsto Cdm per trovare una soluzione

«Sono per il no alle trivelle. Le trivelle passano per la Via (Valutazione d'impatto ambientale) e arrivano sul tavolo del ministro: io non le firmo. Mi sfiduceranno? Tornerò a fare il generale dei carabinieri». Lo ha detto a Pescara il ministro dell'Ambiente Sergio Costa, intervenendo nel corso della conferenza stampa del candidato presidente pentastellato Sara Marcozzi, organizzata per presentare il programma Ambiente del Movimento 5 Stelle per la Regione Abruzzo.

Poche ore dopo il ministro, con un post su Facebook, conferma le sue intenzioni: «Non firmo e non firmerò autorizzazioni a trivellare il Paese anche se dovesse esserci il parere positivo della Commissione Via-Vas. Le alternative ci sono. Si chiamano "energie rinnovabili", se bisogna investire, è quella la direzione». Le parole di Costa hanno aperto uno scontro nel Governo che rischia di far saltare il decreto Semplificazioni. È previsto un Cdm per trovare un accordo. 

Le dichiarazioni di Costa arrivano all'indomani dell'accorto trovato in seno al governo sulle trivellazioni: un emendamento-compromesso da inserire all'interno del Decreto Semplificazioni. L'emendamento, che ha come primo firmatario Castaldi del M5s, prevede la proroga delle coltivazioni in essere, ma anche lo stop per un massimo di due anni (e non più di sei mesi) dei permessi di prospezione o di ricerca di idrocarburi. Prolunga da sei mesi a due anni anche il tempo per l’approvazione del Piano per la transizione energetica sostenibile delle aree idonee (Ptesai).

A Costa ha replicato il sottosegretario leghista all'Economia, Massimo Garavaglia: «Bisogna distinguere il piano: c'è un piano politico e un piano tecnico. Se il Parlamento politicamente prende una decisione, quale che sia, il ministro non può che prenderne atto». Ha poi aggiunto: «"Lo stallo" sulle trivelle va risolto politicamente: deciderà il Parlamento. Noi l'attenzione che poniamo è a trovare una posizione equilibrata che eviti la chiusura di siti produttivi e quindi conseguentemente la perdita di posti di lavoro. L'importante è non fare danni».

Quello delle trivelle era stato un tema di scontro all'interno del governo. A seguito delle proteste delle associazioni ambientaliste che avevano accusato il vicepremier Di Maio di aver abbandonato la battaglia verde, dando via libera a trivellazioni che erano state bloccate negli ultimi anni, il Mise, in una nota, aveva annunciato un emendamento più drastico rispetto a quello a firma Castaldi. Il provvedimento avrebbe di fatto bloccato qualsiasi attività di trivellazione (con particolare riferimento a quelle nello Ionio, oggetto dello scontro con gli ambientalisti).

A stretto giro era arrivato lo stop della componente leghista dell'esecutivo. Paolo Arrigoni, senatore della Lega, aveva attaccato: «L'emendamento sulle trivelle del M5S è profondamente sbagliato. Il provvedimento bloccherebbe qualsiasi nuova attività anche oltre le 12 miglia dalla costa, mettendo ulteriormente in difficoltà il nostro Paese, che già dipende per l'80% dell'energia dall'estero, con un conseguente costo delle bollette di luce e gas per famiglie e imprese italiane maggiore rispetto a quelle degli altri paesi».

Intanto l'esame in Aula del Decreto Semplificazioni, in seguito alla richiesta comune di Lega e 5 Stelle slitta a domani. Tra i nodi da sciogliere resta, appunto, la questione trivelle. Il ministro delle Infrastrutture a Stasera Italia su Rete4 fa sapere: «Le trivelle direi proprio di no. C'è una proroga, un blocco di 18 mesi, la Lega è d'accordo». Previsto Cdm per trovare un accordo. 

Secondo fonti del Movimento 5 Stelle, riferisce l'Ansa, o si trova un accordo sulle trivelle o salta l'intero decreto semplificazioni. Si tratterà fino all'ultimo nella maggioranza sullo stop alle trivellazioni e l'aumento dei canoni voluto dai pentastellati. Ma, spiegano dalla maggioranza, se non c'è intesa nella notte è probabile che venga fatto decadere l'intero decreto (in scadenza il 12 febbraio). Il M5S reputa più difficile che venga stralciata dal testo la sola norma sulle trivelle. Un responso potrebbe arrivare nella riunione dei capigruppo convocata domattina al Senato

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