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«È un sequestro di Stato». L'intervista a Riccardo Magi sulla Sea Watch 3

Angela Gennaro - 27/01/201914:19Aggiornato 27/01/2019 17:56

Per Matteo Salvini i tre parlamentari saliti a bordo della nave della ong «favoriscono l’immigrazione clandestina»

«Vuole denunciarci? Ci denunci. Questi migranti sono sequestrati su questa nave». Tre parlamentari - Riccardo Magi di +Europa, Nicola Fratoianni di Sinistra Italiana - Leu e Stefania Prestigiacomo di Forza Italia - hanno sfidato stamattina il "no" delle autorità, hanno raggiunto la Sea Watch 3 ferma al largo di Siracusa e sono saliti a bordo. Sono ancora lì. Immediata la replica di Matteo Salvini: «Parlamentari italiani (fra cui uno di Forza Italia) non rispettano le leggi italiane e favoriscono l’immigrazione clandestina? Mi spiace per loro, buon viaggio!».

«Siamo saliti a bordo esercitando le nostre prerogative parlamentari di sindacato ispettivo», spiega a Open Riccardo Magi, in collegamento telefonico dalla Sea Watch 3. «Peraltro nelle vicinanze ci sono delle motovedette della guardia costiera che stamane ci hanno visto e non ci hanno impedito di salire», racconta. «Mi fa un po’ pena sentire che il ministro Salvini ci accusa di aver compiuto un atto illegale: sarebbe stato illegale impedirci di venire a bordo». E ora? «Vediamo e cerchiamo di capire qual è la cosa più utile da fare: se è più utile tornare subito a terra o no. Lo decideremo in queste ore».

Il 26 gennaio diversi cittadini di Siracusa hanno manifestato con canti e striscioni per chiedere lo sbarco immediato dei migranti. Secondo Salvini, Toninelli e Di Maio, l'onere dell'accoglienza spetta all'Olanda perché la Sea Watch 3 batte bandiera olandese. L'Olanda, però, ha rispedito la richiesta al mittente.

A bordo «abbiamo parlato con le persone soccorse: vivono in 50 in una stanza di 25 metri quadrati. Con un solo bagno chimico: questa è una nave di salvataggio, non è fatta per lunghe permanenze a bordo». Si parla di ragioni di quarantena, ragioni che potrebbero essere opposte anche ai tre parlamentari quando decideranno di scendere. «Non hanno voluto fare un’ispezione medica che pure avrebbero potuto fare, probabilmente perché quella è un’operazione che si fa allo sbarco», dice Magi. «Sono persone stremate dal naufragio e dai nove giorni in mare. Alcuni di loro non erano mai saliti in nave e stanno molto male. Ci sono persone che hanno passato anni in Libia. Ne portano le cicatrici sul corpo: hanno passato l’inferno».

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