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Afghanistan, la Difesa: «In un anno via il contingente italiano». La Farnesina conferma: «Mai informati di un ritiro»

Redazione - 28/01/201916:31Aggiornato 29/01/2019 10:57

Il Coi, Comando operativo di vertice interforze, sta cominciando a pianificare l'avvio di questa fase. Per il ministro Trenta: «L’orizzonte temporale potrebbe essere di 12 mesi». Per la Lega si tratta di una valutazione del ministro della Difesa, ma secondo fonti del Governo la «richiesta di Trenta è stata condivisa con Palazzo Chigi». Il ministero della Difesa ha confermato di non esserne stato a conoscenza

«Il contingente italiano in Afghanistan sarà ritirato nel giro di 12 mesi». È quanto riferito da fonti del ministero della Difesa che avrebbe chiesto al Coi (il Comando operativo di vertice interforze, che coordina e dirige le operazioni militari italiane) di cominciare a pianificare il ritiro delle truppe italiane. Una decisione di cui però non era a conoscenza il ministro degli Esteri. «Lo apprendo ora. Non ne ha parlato con me. Non appena torno a Roma o non appena dovessi sentire il ministro Trenta, ne riparleremo», ha detto Enzo Moavero Milanesi. Una dichiarazione confermata della Farnesina in una nota. 

Per la Nato però è «prematuro parlare di un ritiro». «Siamo in Afghanistan per creare le condizioni di una soluzione pacifica negoziata: non lasceremo prima di avere una situazione che ci permetterà di ridurre il numero di truppe, il nostro obiettivo è quello di impedire che il Paese torni ad essere un paradiso sicuro per il terrorismo internazionale. È troppo presto per speculare sul ritiro, quello che serve è sostenere gli sforzi per una soluzione pacifica», ha detto il segretario generale della Nato Jens Stoltenberg al Pentagono prima dell'incontro con il capo del Pentagono Patrick Shanahan. 

Una decisione, quella del ritiro, che però era stata confermata anche da Palazzo Chigi. La «richiesta di valutare una pianificazione del ritiro del contingente italiano avviata dal ministro Trenta è stata condivisa con la presidenza del Consiglio», avevano dichiarato fonti de Governo. 

Mentre la Lega aveva definito la notizia del ritiro delle truppe «una valutazione del ministero Trenta». «Facciamo quel che serve per riportare pace e stabilità. Al momento nessuna decisione è stata presa ma solo una valutazione da parte del ministro per competenza», avevano commentato così fonti del Carroccio. 

In Afghanistan, dove è ancora in corso la guerra contro i talebani cominciata nell'ottobre del 2001, l'Italia sta partecipando a una missione Nato finalizzata a formare l'esercito e le altre forze armate afghane. Per i primi 9 mesi del 2019, il Parlamento ha autorizzato un impiego massimo di 900 militari, 148 mezzi terrestri e 8 mezzi aerei, in gran parte dislocati a Herat dove si trova il contingente internazionale guidato dall'Italia.

L'area che si trova sotto responsabilità italiana è un'ampia regione dell'Afghanistan occidentale, grande quanto il Nord Italia, che comprende le quattro province di Herat, Badghis, Ghowr e Farah. Da tempo si parla sia della riduzione del contingente in Afghanistan, che del dimezzamento di quello in Iraq, dove 470 militari italiani proteggono la diga di Mosul. Al "disimpegno" in Afghanistan dovrebbe corrispondere un maggiore impegno in Africa, dove sono concentrati gli interessi nazionali, in particolare rispetto ai flussi migratori. In questo contesto va inquadrata la missione del premier Conte in Niger, la riconfigurazione delle forze militari in Libia e il previsto invio di un contingente in Tunisia nell'ambito di un'altra operazione della Nato.

 

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