PRIMO PIANO

I lavoratori sottoccupati e in part-time involontario non sono mai stati così tanti

Francesco Seghezzi - 29/01/201906:10Aggiornato 29/01/2019 06:14

Negli ultimi anni i lavoratori sottoccupati sono cresciuti dell'82% e quelli in part-time involontario del 98%. Nuova puntata dell'inchiesta di Open sulla questione salariale italiana

Tra il 2008 e il 2017 in Italia il numero di lavoratori classificati come sottoccupati è aumentato dell'82%; quello degli occupati con un part time involontario del 98%, praticamente raddoppiati. Questo ci porta ad avere, secondo gli ultimi dati annuali, 731mila sottoccupati e 2,6 milioni di lavoratori in part time involontario. Un tassello importante per comprendere il perché di un numero sempre maggiore di persone che si trovano a rischio povertà pur avendo un lavoro regolare.

Che vuol dire "sottoccupati" e "part time involontario"

L'Istat definisce "sottoccupati" coloro che pur avendo un' occupazione desiderano lavorare più ore a settimana e che sono disponibili a lavorare più ore entro le due settimane successive a quelle in cui avviene la rilevazione statistica. L'esempio potrebbe essere di chi lavora 15 ore a settimana, ma sarebbe disposto a lavorare 30 o 40 ore. Gli occupati in part time involontario sono coloro che sono disposti a lavorare a tempo pieno, ma ai quali il datore di lavoro concede solo un part time.

 

Leggi anche: Storie di ordinaria sottoccupazione: le esperienze di Daniela e Manolo

 

I numeri: più colpita la fascia 35-54 anni

Il fenomeno è in aumento in tutte le fasce d'età, soprattutto per gli over 35 ma non risparmia i giovani. Infatti i sottoccupati sono cresciuti tra il 2008 e il 2017 del 58% tra i 15 e i 24 anni (i numeri sono però bassi con un passaggio da 38mila a 60mia), del 51% tra i 25 e i 34 anni (da 111mila a 168mila) e dell'88% tra i 35 e i 54 anni, passando da 218mila a 411mila.

L'aumento del part time involontario coinvolge invece numeri molto maggiori, con una crescita del 53% tra i 15 e i 24 anni, del 59% tra i 25 e i 34 (da 408mila a 650mila) e del 109% tra i 35 e i 54, fascia nella quale gli occupati in part time involontario sono quindi più che raddoppiati, passando da 662mila a 1,39 milioni.

Come incide il titolo di studio

La crescita è avvenuta in modo abbastanza omogeneo in tutta Italia ma è interessante notare come vi sia molta differenza a seconda del titolo di studio posseduto dal lavoratore. Se infatti i sottoccupati laureati sono cresciuti del 90% e quelli diplomati del 109%, quelli col titolo di studio fino alla licenza media sono cresciuti in misura inferiore, del 59%. Stessa dinamica per il part time involontario che cresce del 132% tra i laureati e del 113% tra i diplomati e del 72% tra coloro con titolo di studio inferiore. Questa dinamica può essere letta come una incidenza di questi fenomeni sui lavoratori under 50 e meno su coloro che hanno un contratto di lavoro da diversi decenni. Così come potrebbe essere la conseguenza della difficoltà di chi ha un titolo di studio più elevato, e quindi competenze più specifiche, a trovare un'occupazione a tempo pieno in linea con le proprie aspettative e con il proprio profilo. In termini assoluti però, pur essendo cresciuti in misura inferiore, la maggior parte di lavoratori con part time involontario sono coloro che hanno un titolo di studio più basso.

Questi fenomeni incidono profondamente sull'andamento dei salari in Italia e aiutano a spiegare come sia possibile che, a fronte di un numero di occupati uguale se non superiore a quello del 2008, il numero di ore lavorate e la produzione industriale siano inferiori. Allo stesso tempo si tratta di una delle cause della stagnazione salariale che vive l'Italia. Infatti è chiaro che dieci occupati full time hanno un salario complessivo diverso da sei full time e quattro part time, pur essendo calcolati complessivamente, in entrambi i casi, come dieci occupati.

Le cause dell'aumento

Le cause sono molteplici. Da un lato la crescita dell'occupazione femminile negli anni della crisi in lavori, come i servizi alla persona, che spesso non hanno un numero di ore settimanale corrispondente al tempo pieno. Dall'altro molte imprese che non hanno ancora recuperato il pieno regime produttivo e lavorano ancora a regime ridotto, ma non vogliono licenziare i propri dipendenti, con una conseguente richiesta di meno ore pro capite. Ci sono poi imprese che durante la crisi hanno individuato modalità di utilizzo dell'insieme di part time e straordinari che non vogliono, anche a fronte di un recupero della produzione, accrescere i costi ritornando a un tempo pieno. Così come ci sono casi di lavoro irregolare che prevede un part time ufficiale e ore di lavoro nero, magari ad un salario ancora inferiore e in ogni modo senza contributi previdenziali e pagamento di tasse. Un fenomeno da esplorare che ci pone davanti una delle cause della questione salariale italiana e che si incrocia profondamente con il tema del lavoro irregolare e con il lavoro non qualificato, entrambe componenti in aumento che non possono essere ignorate diluendole nell'andamento complessivamente positivo dei numeri del lavoro degli ultimi anni.

Sullo stesso tema:

 

Loading ...
Failed to load data.