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Sea Watch, gli albergatori di Siracusa: «Fateli sbarcare, gli offriamo l'alloggio e un lavoro»

Giada Ferraglioni - 30/01/201914:33Aggiornato 30/01/2019 15:55

La situazione dei migranti in mare sembra essere diretta verso una svolta. Ma mentre l'Unione europea temporeggia, l'associazione Noi Albergatori si è proposta di dare sostegno alle persone a bordo: «Vorremmo farli integrare, insegnare loro un mestiere»

Giuseppe Rosano è il presidente di Noi Albergatoril'associazione autonoma di Siracusa che rappresenta l'imprenditoria alberghiera territoriale. Il 29 gennaio ha inviato una lettera al prefetto Luigi Pizzi, al sindaco Francesco Italia e al comandante della Capitaneria di Porto Luigi D’Aniello, nella quale richiedeva esplicitamente di poter ospitare nelle strutture alberghiere della città i 47 migranti fermi su Sea Watch3. Ma gli albergatori siracusani non offrono ai migranti soltanto un tetto sopra la testa, ma sono pronti anche a dargli un'occupazione. 

«Conte ha parlato di una soluzione immediata, ma la barca è qua e io la sto guardando da lontano: sono fermi», ha spiegato Rosano a Open. «Il nostro gesto è un invito al Governo, al quale chiediamo di lasciarci prendere carico delle persone a bordo per tutto il tempo necessario per trovargli una sistemazione alternativa». 

«La nostra proposta la si può inquadrare soltanto in un gesto umanitario, che gli permetta di avere un alloggio sicuro, un vitto regolare e un vestiario adeguato per superare questo momento». Ma soprattutto, l'intento di Noi Albergatori è quello di inserire i migranti a tutto tondo nella vita cittadina: «Se ci lasciassero fare - ha spiegato Rosano - gli insegneremmo il mestiere nelle nostre aziende, gli faremmo lezioni sulla costituzione e sulla lingua italiana, per integrarli come cittadini consapevoli».

L'associazione si è più volte mossa in aiuto dei più svantaggiati. In passato, ha adottato misure per dare sostegno a ragazzi disabili della città, sia per aiutarli dal punto di vista lavorativo, sia per la rifornitura di attrezzature speciali volte alle attività sportive.  «Qualcuno mi ha mandato qualche maledizione dicendomi che queste cose dovrei proporle solo per gli italiani»,  ha detto il presidente di Noi Albergatori. «Ma io non ho capito davvero quale differenza ci sia tra gli esseri umani, soprattutto tra quelli che soffrono». 
 

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