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Università, Salvini: «Via il numero chiuso a Medicina»

Redazione - 31/01/201910:31Aggiornato 31/01/2019 17:55

«Diritto allo studio e al lavoro per tanti ragazzi e diritto alla salute per tanti Italiani», sono le parole del vicepremier leghista che sostiene la proposta di abolizione del test di ingresso. Le associazioni studentesche: «No a sperimentazioni, occorre riforma strutturale»

«Sono d'accordo». La proposta di abolizione del numero chiuso nelle facoltà di Medicina arriva dal rettore dell'università di Ferrara Giorgio Zauli e ora incontra il favore del vicepremier leghista Matteo Salvini che in un post su Facebook si fa sostenitore del «diritto allo studio e al lavoro per tanti ragazzi» e del «diritto alla salute per tanti Italiani».

La proposta del rettore Giorgio Zauli prevede che, dal prossimo anno accademico, la soglia di sbarramento per 600 studenti di Medicina non sia più il test d'ingresso ma il superamento di tutti gli esami previsti nel primo semestre del primo anno con una media non inferiore al 27 e dunque la collezione di tutti i crediti formativi previsti entro il 31 gennaio dell'anno accademico. Non esattamente una passeggiata, insomma. Per chi non dovesse farcela è previsto il riconoscimento dei crediti in un altro corso di laurea, quello in Biotecnologie mediche.

La proposta - di cui si è discusso nei giorni scorsi in ateneo - ha raccolto anche il consenso del vice ministro dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca Lorenzo Fioramonti (in quota M5S) e del senatore Mario Pittoni (Lega), presidente della Commissione permanente Istruzione pubblica. Intanto, il titolare del ministero Marco Bussetti ha approfittato dell'inaugurazione del nuovo anno accademico alla Sapienza di Roma per lanciare un messaggio che va in questa direzione: «Aumenteremo i posti di accesso per le lauree a numero chiuso». Sul fronte politico tutti d'accordo, dunque.

Non sono dello stesso avviso invece alcune associazioni studentesche a cui l'idea avanzata dal rettore di Ferrara non è piaciuta affatto: «Siamo a dir poco sconcertati da questa notizia, è una vera e propria presa in giro», dice Enrico Gulluni, coordinatore nazionale Unione degli Universitari. Secondo Gulluni il rischio è quello di una sperimentazione senza il ricorso a una riforma strutturale. Oggi, a livello nazionale, sono circa 60-70 mila i giovani che si propongono per i test a Medicina a fronte di circa 10 mila posti.

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