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Ecco perché la Sea Watch 3 può svolgere attività di ricerca e salvataggio

Felice Florio - 01/02/201919:23Aggiornato 01/02/2019 20:42

La nave, nonostante sia registrata effettivamente come unità da diporto, cioè destinata alla navigazione per scopi sportivi o ricreativi, ha l'autorizzazione olandese per compiere attività di Search and Rescue

Dov’è l’inghippo della faccenda Sea Watch? Quando alcuni politici italiani affermano che la nave Sea Watch 3 è registrata come yacht, e pertanto non potrebbe essere usata per la ricerca e il salvataggio delle persone in mare, sbagliano. Innanzitutto, secondo la Unclos, la Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare, esiste per tutte le imbarcazioni l’obbligo di intervento in situazioni di emergenza.

L’articolo 98.1 della Unclos e il quinto capitolo della Solas, la Convenzione internazionale per la salvaguardia della vita umana in mare, obbligano il comandante di una nave a prestare soccorso a chiunque sia trovato in mare in pericolo di vita. Inoltre, sempre secondo i codici, l’equipaggio è tenuto a procedere, con tutta rapidità, all’assistenza di persone in pericolo in mare.

Ma se proprio non si vuol tener conto delle convenzioni internazionali adottate anche dall’Italia, la nave Sea Watch 3 è registrata sì presso il ministero delle Infrastrutture dei Paesi Bassi come nave da diporto, quindi come yacht, una parola che in italiano viene utilizzata esclusivamente per le imbarcazioni di lusso, ma che in realtà indica le imbarcazioni per uso non commerciale. Cosa ancora più importante: il Governo olandese ha autorizzato l'uso della Sea Watch 3 per ricerca e salvataggio. Inoltre non c'è nessuna classificazione delle navi nei Paesi Bassi che limiti o impedisca l'attività di Search and Rescue.

Un armatore italiano, che preferisce restare anonimo, ha detto a Open: «Un concetto dev’essere chiaro, anche un gommone può fare un salvataggio. Salvare la vita alle persone in mare non ha niente a che vedere con dimensioni o caratteristiche dell’imbarcazione. Pensate che qualche mese fa era proprio la Guardia Costiera italiana a dirottare navi commerciali per azioni di salvataggio nel Mediterraneo. La dotazione minima per avere persone a bordo è avere lo stesso numero di giubbotti salvagente. Ma in situazioni di emergenza, quando c’è un naufragio ad esempio, è ovvio che la legge del mare non pone limitazioni».

Esistono due autorevoli database per il trasporto marittimo: uno pubblico, www.marinetraffic.com, e uno per gli addetti ai lavori www.equasis.org. Entrambi riportano le rotte che ha percorso Sea Watch 3, ma non solo: la nave risulta su tutte le piattaforme come Salvage/Rescue Vessel, ovvero imbarcazione per il salvataggio e la ricerca. «Sea Watch 3, nave del 1973, è per giunta dotata del sistema di monitoraggio che tutte le imbarcazioni che fanno attività di ricerca e soccorso devono avere. Questo sistema trasmette ininterrottamente via onde radio la velocità, la rotta, la dimensione, l'uso e di che tipo di nave si tratta. In questo caso, la nave risulta effettivamente utilizzata come Salvage/Rescue Vessel».

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