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Elezioni europee, i rischi per la sicurezza informatica spiegati da Matteo Flora

Valerio Berra - 31/01/201919:05Aggiornato 15/02/2019 15:06

Voto elettronico, leak e propaganda. L'Europa si sta avvicinando a quelle che il giornale «Politico» ha definito le elezioni più a rischio di attacchi hacker. Difendersi non è facile, anzi. A volte è proprio impossibile

Il 26 maggio si svolgeranno le elezioni europee, anche in Italia. Le ultime sono state nel 2014. Il Pd aveva superato la soglia del 40 per cento mentre Matteo Salvini, appena diventato segretario della Lega Nord, era riuscito a strappare poco più del 6 per cento. Un'altra era politica. Prima della previsioni elettorali, e dei dibattiti sui programmi, c'è però un tema che preoccupa gli analisti: la sicurezza informatica. Il sito d'informazione Politico ha definito questo appuntamento elettorale Europe's most hackable election, l'elezione europea più a rischio sul fronte degli attacchi hacker.

Per capire quali sono le spade di Damocle digitali che sono sospese su questo voto, noi di Open abbiamo intervistato Matteo Flora. Chi lo segue sui social lo conosce per il saluto con cui apre tutti i suoi video: «Ciao Internet!». Occhiali rossi, camicia nera e anelli alle dita. Matteo Flora non è solo un blogger attento ai temi che ruotano attorno al mondo della rete, è l'imprenditore a capo di The Fool, una società che si occupa di social reputation. Analizza, pianifica e capisce come migliorare la reputazione che i suoi clienti hanno sul web.

Le tre parole chiave: voto elettronico, leak e propaganda

Quando si parla di rischio informatico per le elezioni non bisogna pensare a hacker pronti a infiltrarsi nel server di Bruxelles per modificare il risultato elettorale. L'unico Stato europeo che si doterà di un sistema di voto elettronico sarà l'Estonia, altri utilizzeranno il conteggio automatico, ma la maggior parte adotterà una procedura tradizionale con le schede cartacee, come succederà in Italia. I problemi per la cybersecurity sono altri e potrebbero verificarsi bene prima del giorno delle elezioni.

Il primo rischio è quello leak, la pubblicazione di materiale riservato appartenente a una forza politica. Esattamente come è successo in Germania a gennaio, quando sono stati rilasciati online i dati privati di centinaia di politici tedeschi, fra cui Angela Merkel. Corrispondenza privata, numeri di telefono e documenti personali, tutto lasciato in pasto agli utenti da un profilo Twitter. Non è facile capire chi si celi dietro questi attacchi. A volte si tratta di hacker che vogliono colpire un intero sistema, altre volte sono strategie mirate a distruggere un candidato o un gruppo.

Con la propaganda le cose diventano ancora più complesse. Il dibattito politico può essere inquinato da notizie false diffuse in maniera sistematica. Il problema qui non sono le bufale scritte da siti clickbait e rilanciate da qualche utente poco accorto, ma le reti organizzate di finti account Twitter, le galassie di portali gestiti dalla stessa organizzazione e le campagne di disinformazione mirate. Vere e proprie armate di troll, che non si muovono a caso, ma agiscono con uno scopo ben preciso. Esattamente come sta documentando l'inchiesta sul Russiagate.

Questo è il rischio più insidioso. Non è così semplice capire la differenza fra una notizia virale e una notizia creata apposta per esserlo. Matteo Flora spiega che sfuggire a questi meccanismi è molto difficile: «Il cittadino medio non è in grado di difendersi da questo tipo di attacchi. Si dice che bisogna controllare le fonti, si dice che bisogna stare attenti a quello che viene propagato come verità, ma il normale cittadino non ha minimamente gli strumenti per farlo. Anzi. Una buona parte dei cittadini condivide attivamente quelli che sono impatti emotivi e non realtà fattuali».

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