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Revocata la scorta al giornalista anti-mafia Sandro Ruotolo

Charlotte Matteini - 02/02/201915:53Aggiornato 02/02/2019 19:06

Con un tweet, l'ex guardasigilli ha protestato contro la revoca della scorta al giornalista d'inchiesta: «Hanno tolto la scorta a Sandro Ruotolo, giornalista da sempre impegnato in inchieste sulle mafie». Il reporter non commenta

Revocata la scorta al giornalista anti-mafia Sandro Ruotolo. Ad annunciarlo è stato l'ex ministro della Giustizia Andrea Orlando con un post pubblicato su Twitter. «Hanno tolto la scorta a Sandro Ruotolo, giornalista da sempre impegnato in inchieste sulle mafie. E anche il giornalista che si è occupato della “Bestia”, il dispositivo propagandistico del ministro dell’interno. Casualità? Lo chiederò in parlamento», ha annunciato l'onorevole dem sui social network. 

Ruotolo è sotto scorta dal maggio del 2015, quando, in seguito a un'inchiesta sul traffico di rifiuti tossici in Campania, ricevette minacce di morte dal boss dei Casalesi Michele Zagaria. Al momento non si hanno notizie più circostanziate rispetto alle motivazioni che avrebbero portato alla revoca della scorta al giornalista anti-mafia, attualmente collaboratore del quotidiano online Fanpage.it e autore di numerose inchieste sulla Terra dei Fuochi, sui rapporti tra Stato e Mafia e sul clan dei Casalesi.

Sullo stesso tema: Le reazioni politiche alla revoca della scorta a Sandro Ruotolo

Che cos'è l'Ucis e come viene assegnata la scorta

Nel corso degli ultimi mesi il sistema di revoca e assegnazione delle scorte a personalità considerate vulnerabili alle minacce di mafie e altre organizzazioni criminali operanti sul territorio italiano è finito spesso al centro del dibattito pubblico. Di scorte si è molto parlato nell'estate dello scorso anno, quando il ministro dell'Interno Matteo Salvini annunciò sui social network che avrebbe provveduto a far valutare alle autorità competenti se lo scrittore Roberto Saviano avesse avuto ancora diritto alla scorta dato che «passa molto tempo all'estero». 

Fondamentale nell'assegnazione o revoca delle scorte è il parere dell'Ucis, l'ufficio centrale interforze per la sicurezza personale che fa capo al Viminale. L'Ucis ha il compito di raccogliere, valutare e analizzare le informazioni riguardanti tutte le persone potenzialmente a rischio. Questa attività viene svolta da questure, uffici provinciali per la sicurezza personale in collaborazione con il dipartimento di pubblica sicurezza.

Come viene spiegato nel portale della Polizia di Stato, questure e uffici provinciali «curano la raccolta e l’analisi preliminare delle informazioni relative a situazioni personali a rischio acquisite a livello locale, a seguito delle quali i prefetti formulano all’Ucis proposte motivazione sull’adozione, sulla modifica e sulla revoca delle misure di protezione e vigilanza, in relazione alle quali il direttore dell’Ucis adotta le determinazioni di competenze». 

Le personalità meritevoli di misure di protezione vengono quindi segnalate all'Ucis, che provvede a esaminare il dossier e, qualora sussistano fondate ragioni, ad assegnare l'eventuale scorta. Sempre l'Ucis è titolato a valutare l'eventuale revoca di una scorta già assegnata qualora sia venuto meno il rischio concreto di pericolo per il soggetto sotto protezione. In caso di revoca, una commissione centrale consultiva composta da dirigenti dell'Ucis e rappresentanti delle forze dell'Ordine deve prima provvedere a constatare sul territorio l'effettiva scomparsa di questi concreti rischi. 

Le scorte vengono poi assegnate sulla base di diversi livelli di allerta, che presuppongono una diversa allocazione di uomini e auto blindate: 

  • Primo livello: è lo stato d'allerta massimo e prevede l'assegnazione di tre automobili blindate con tre agenti per ciascuna;
  • Secondo livello: due auto blindante con tre agenti per macchina;
  • Terzo livello: un'auto blindata con due agenti
  • Quarto livello: un'auto non blindata con uno o due agenti di scorta

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