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Ecuadoriana esclusa dalle case popolari: il comune: «Dimostri che non ha proprietà». Ma in Ecuador non c'è il catasto

Open - 04/02/201914:34Aggiornato 04/02/2019 17:08

Per beneficiare della casa la donna deve dimostrare di non avere proprietà in patria. Il problema è che in Ecuador non c'è un unico ufficio del catasto nazionale

Per avere una casa popolare, la signora Sonia Eugenia Urgiles Leon sarà costretta a farsi rilasciare 221 certificati da 221 uffici pubblici diversi. Altrimenti dovrà farne a meno. Lo dice una sentenza del Tar della Lombardia, che potrebbe complicare la vita di molti cittadini stranieri in lista per un alloggio popolare. La "destinataria" di questa sentenza si chiama Sonia Eugenia Urgiles Leon, viene dall'Ecuador, è sposata e ha tre figli piccoli. Nel 2016 aveva fatto domanda per un alloggio popolare nel comune di Sesto San Giovanni (in provincia di Milano): essendo risultata idonea, all’inizio del 2018 il comune le aveva chiesto di depositare un certificato che dimostrasse che né lei, né le altre persone del suo nucleo familiare, minori compresi, fossero proprietari di immobili in Ecuador. La Urgiles aveva risposto presentando soltanto i certificati relativi cantone di Quito, capitale dell'Ecuador, e spiegando che non le sarebbe stato possibile «certificare l'inesistenza di beni immobili su tutto il territorio della Repubblica dell'Ecuador in quanto non esiste un registro della proprietà nazionale».

Il 13 aprile 2018 il comune di Sesto San Giovanni ha cancellato la signora Leon dalla graduatoria perché il documento che attestava l'assenza di proprietà immobiliari non era considerato conforme a quanto stabilito dalla legge, poiché circoscritto a un solo cantone e non riferito all’intero territorio ecuadoregno. Urgiles ha fatto ricorso al Tribunale amministrativo regionale della Lombardia portando due argomenti a proprio favore. In primo luogo la presenza in Ecuador di 221 cantoni e di altrettanti catasti immobiliari: per lei - ha spiegato - sarebbe stato impossibile recuperare le dichiarazioni da ognuno dei 221 comparti amministrativi. In secondo luogo, secondo la donna la sua esclusione dalle liste sarebbe stato un atto discriminatorio in quanto per i cittadini italiani (e comunitari) è necessario esclusivamente presentare un'autocertificazione di non proprietà. 

Il Tar della Lombardia, con sentenza del 31 gennaio 2019, ha respinto il ricorso della signora Urgiles opponendosi a entrambe le motivazioni. Primo: la signora avrebbe dovuto dimostrare di non avere proprietà in tutto il Paese, come prevede la legge; secondo: non c'è stata discriminazione perché l'autocertificazione viene ritenuta attendibile soltanto se la pubblica amministrazione può verificare la sua veridicità. Cosa difficile, in questo caso, perché l'Ecuador è lontano e 221 uffici sono tanti. Per il comune, come per la donna, ma tant'è. Il ministro dell'Interno Matteo Salvini ha esultato: «Gli stranieri che vogliono una casa popolare devono dimostrare di non avere proprietà all’estero. È una richiesta di buonsenso, che pochi giorni fa è stata approvata dal Tar. Con questa impostazione, nel 2018 a Sesto San Giovanni sono stati assegnati 2 appartamenti su 39 a persone straniere. Nel 2016 (amministrazione di centrosinistra) furono 29 alloggi per gli stranieri su 36. Prima gli italiani, dalle parole ai fatti!». 

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