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Cosa pensa la Caritas del Reddito di cittadinanza

Giada Ferraglioni - 05/02/201916:12Aggiornato 05/02/2019 16:14

La denuncia a Open: «il provvedimento potrebbe escludere gran parte delle persone in difficoltà»

La mattina del 5 febbraio, durante le audizioni al Senato della Commissione del lavoro, la Caritas ha criticato il Reddito di cittadinanza, dicendo che potrebbe minare «il principio generale di uguaglianza» tra i cittadini, «A preoccuparci di più - ha detto a Open Francesco Marsico, responsabile dell'Area Nazionale di Caritas Italiana - è il requisito dei 10 anni di residenza in Italia necessario per percepire il reddito di cittadinanza. Un requisido che esclude i migranti regolari che stanno tentando un percorso a norma nel mondo del lavoro», Il provvedimento simbolo del Movimento 5 Stelle prevede che il Reddito possa essere percepito soltanto da chi ha la residenza in Italia da almeno 10 anni, di cui almeno due consecutivi. Secondo la Caritas, quest'ultima clausola potrebbe costituire un problema non irrilevante anche per i senza dimora:  «con questi presupposti, il Reddito di cittadinanza rischia di lasciar fuori i senzatetto, che difficilmente rimangono fissi su un territorio per 24 mesi consecutivi». «Un provvedimento di contrasto alla povertà - ha specificato il rappresentante -  non può invece che essere inclusivo, altrimenti va a crearsi la paradossale situazione in cui le condizioni di disagio e diseguaglianza vengono amplificate».

Secondo Marsico, le criticità riguarderebbero anche il meccanismo di governance, «che marginalizza il ruolo delle Regioni e riduce quello degli enti locali rispetto all'attuale normativa in materia», non concedendo margine di intervento ai soggetti sociali e di volontariato del territorio. «Noi in quanto Caritas abbiamo una certa esperienza in campo di assistenza e soccorso sul piano locale - ha sottolineato Marsico - e, se non siamo messi in condizione di poter collaborare con gli enti di collocamento di tipo nazionale, potrà esserci un problema dal punto di vista dell'efficacia». Così posta, la legge ometterebbe «una componente che è, nella realtà, fondamentale nella costruzione di una rete di supporto intorno ai soggetti in condizioni di massima vulnerabilità».  «Le famiglie - ha detto Marsico - non hanno bisogno soltanto di un reddito, ma di un'ampliamento della rete relazionale che le accompagni attraverso le difficoltà. Per questo c'è bisogno di valorizzare il contributo dei diversi soggetti istituzionali e sociali».

In passato, l'organismo pastorale era stato critico anche nei confronti del Reddito d'inclusione approvato dal governo Gentiloni nel 2017, definendola una «buona partenza» ma non sufficiente a risolvere il problema della povertà nel Paese. «Come concezione si avvicinava molto al nostro modo di vedere le cose - ha affermato Marsico - ma aveva grandi problemi sul piano attuativo». In un commento al rapporto del 17 ottobre 2018  sul passaggio dal Rei al Reddito di cittadinanza, la Caritas aveva auspicato che si arrivasse a coprire anche quei 2,5 milioni d'individui (cioè la metà dei 5 milioni in povertà assoluta oggi presenti in Italia) lasciata fuori dal Rei, specificando che i 206 euro mensili previsti dalla misura approvata dal Governo Gentiloni rappresentavano «una somma ancora lontana per permettere di uscire dalla povertà assoluta». 

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