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Comunità di Sant'Egidio: «Con la chiusura del Cara di Mineo centinaia di italiani perderanno il lavoro»

Charlotte Matteini - 07/02/201919:26Aggiornato 08/02/2019 13:32

«In una zona così depressa economicamente chiudere la struttura significa mettere in crisi l'economia locale», ha spiegato a Open Emiliano Abramo, il responsabile della Comunità di Sant'Egidio in Sicilia. Sei migranti toccati dal provvedimento di sgombero hanno rifiutato il trasferimento

Nella mattinata del 7 febbraio ha preso il via l'operazione di sgombero del Cara di Mineo, il Centro di accoglienza per richiedenti asilo più grande d'Europa. Il primo gruppo di 50 migranti è stato trasferito in altre strutture in Sicilia - sei di loro, però, si sono rifiutati di salire sul pullman - e nel corso dei prossimi mesi altri ospiti del centro verranno dislocati nei Cas in giro per l'Italia.

Il Cara di Mineo, infatti, entro la fine dell'anno verrà chiuso definitivamente, per volere del ministro dell'Interno Matteo Salvini, e, dunque, ai 1.244 richiedenti asilo ospitati attualmente dovrà essere trovata una nuova sistemazione. La chiusura del Cara di Mineo avrà un serio impatto a livello economico e occupazionale sul territorio: i 500 addetti che al momento lavorano nella struttura, infatti, entro la fine dell'anno perderanno il lavoro, ma anche il relativo indotto subirà il contraccolpo. 

Emiliano Abramo, responsabile della Comunità di Sant'Egidio in Sicilia, ha raccontato a Open: «Stamattina alle 10 e 30 sono iniziate le operazioni per lo sgombero del centro, che proseguiranno a scaglioni nei prossimi mesi. Al momento sembra esserci un dialogo proficuo con le istituzioni e con le persone a capo di questo progetto. Al di là di garantire la scuola agli ospiti del centro, che presuppone che queste persone non vengano trasferite altrove fino alla conclusione dell'anno scolastico, stiamo anche facendo un bel lavoro assicurare la giusta assistenza alle donne con bambini molto piccoli, ai malati e agli ex protezione umanitaria, che sono un po' in un limbo e non si sa che fine faranno. Con la chiusura definitiva del Cara, peraltro, si arriverà a non avere una struttura per l'accoglienza in tutta la provincia di Catania. Dovessero arrivare dei migranti, non sapremmo dove metterli».

Ci sono stati problemi durante lo sgombero?

«La situazione si sta muovendo al meglio, il limite che però sta emergendo - e che va raccontato - è che il Cara è stato militarizzato oltremodo. Io ci vado tutte le settimane e non ho mai visto un dispiegamento simile di forze dell'ordine. Questa mattina ci sono stati dei piccoli momenti di tensione perché i servizi sono precipitati, questo già da tempo. Per fare un esempio: i bambini sono senza pannolini e non c'è la carta igienica per nessuno perché queste cose non sono previste nel capitolato del bando che la nuova gestione ha vinto, tanto è vero che noi lunedì porteremo tutto anche se non si dovrebbe. Stamattina i ragazzi si sono sentiti maltrattati a un certo punto e mi sono arrivati anche dei messaggi dai ragazzi ospiti nel Cara di Mineo. Mi hanno scritto "Noi non siamo bestie" e si sono tutti agitati per la situazione. Sei migranti si sono rifiutati di salire sui pullman e due di loro questa sera dormiranno nella nostra sede».

Da un punto di vista economico sembra che la chiusura del centro andrà a provocare non pochi problemi

«Sono 500 i lavoratori che verranno licenziati, ma il dramma è di tutto il territorio nei dintorni del Cara di Mineo. Ci sono i tre alberghi di Caltagirone, per esempio, che lavorano con i militari e si trovano nel panico. Diversi punti di polizia chiuderanno, chiuderanno scuole elementari, sicuramente quella di Mineo. Insomma, il territorio avrà una ricaduta molto negativa. Alla fine questo mito del "prima gli italiani, poi gli stranieri" è tutto uno slogan, perché in una zona così depressa economicamente chiudere il Cara significa mettere in crisi l'economia locale, il lavoro degli degli italiani che sono impiegati nel settore. Chi ha imprese e piccole attività sul territorio è preoccupato, le persone sono angosciate e molto arrabbiate. Sono persone, tra l'altro, che hanno votato i partiti al governo e che ora si sono un po' pentite della scelta perché si sentono schiacciati e lasciati a loro stesse. L'unica speranza al momento è l'istituzione di una Zes, una zona economica speciale, che potrebbe rilanciare il territorio».

Cara di Mineo: le immagini dello sgombero

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