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I punti del Garante della Privacy contro il Reddito di Cittadinanza (sito incluso)

David Puente - 08/02/201920:01Aggiornato 08/02/2019 20:02

L'Authority per la protezione dei dati personali non è stato consultato in merito al testo del decreto legge. La memoria presentata dal Presidente Soro riporta i punti critici, tra un «Grande Fratello dei poveri» e il sito internet.

Il Presidente dell'Autorità garante per la protezione dei dati personali, Antonello Soro, ha pubblicato sul sito ufficiale dell'Autorithy una memoria sul Reddito di Cittadinanza. Analizzando sia la normativa presentata in Parlamento, sia le osservazioni che avevamo riportato su Open in merito al sito Redditodicittadinanza.gov.it. Il primo grosso errore riscontrato da Soro riguarda la mancata consultazione dell'Autorità stessa in merito al testo del decreto legge, che avrebbe preventivamente individuato «rilevanti criticità» in più punti, come la non adesione ai «requisiti richiesti dal diritto europeo».

La memoria è suddivisa in 5 punti e parte dall'enorme mole di dati che il sistema Reddito di Cittadinanza andrebbe a raccogliere: il «meccanismo, così come delineato, presuppone un patrimonio informativo complesso e articolato, fondato sull’interconnessione di molteplici banche dati». In sostanza, il sistema che si vuole portare avanti dovrebbe essere «progettato e impostato secondo i principi del Regolamento europeo sulla protezione dei dati» e «non può eludere le garanzie dei diritti e delle libertà sancite dalla disciplina di protezione dati, in danno proprio delle persone che tale beneficio intende invece tutelare».

Ecco elencati tre dei punti sollevati dal Presidente dell'Autorità, in particolare il secondo che farebbe venire in mente un «Grande Fratello dei poveri»:

  • in merito alle banche dati, non sono stati individuati con sufficiente chiarezza i soggetti pubblici coinvolti, né fissati i criteri in base ai quali si possa ritenere di volta in volta giustificato l’utilizzo di determinate categorie di informazioni;
  • sono presenti rilevanti criticità nella disciplina del monitoraggio sull’utilizzo della carta Reddito di Cittadinanza, in particolare nelle esigenze di verifica contro gli abusi e comportamenti fraudolenti che impongono una sorveglianza su larga scala che determina un'intrusione sproporzionata e ingiustificata su ogni aspetto della vita privata degli interessati;
  • la tutela dei dati personali, nella filiera del trattamento, deve essere garantita anche dal punto di vista dei sistemi informatici utilizzati dai vari soggetti coinvolti (non sempre adeguatamente protetti) per evitare, ad esempio, anche soltanto il rischio di fraudolente sostituzioni di identità presso i Caf.

La memoria si conclude con un'analisi al sito Redditodicittadinanza.gov.it che avevamo trattato in un precedente articolo:

  • carenze nell'informativa sul trattamento dei dati;
  • modalità tecniche della sua implementazione che comportano un'indebita e non trasparente tramissione a terzi dei dati di navigazione (come indirizzi IP).

Ecco il testo riguardante il sito:

Si segnala, al riguardo, che il sito rivela, già nel suo attuale stato di sviluppo, alcune carenze, in particolare, nell’informativa sul trattamento dei dati e nelle modalità tecniche della sua implementazione (che, ad oggi, comportano un’indebita e non trasparente trasmissione a terzi dei dati di navigazione, quali indirizzi IP e orario di connessione, da parte dei visitatori del medesimo sito). 

E’ necessario che la realizzazione di questo strumento avvenga previa  adozione di misure tecniche idonee ad attuare in modo efficace i principi di protezione dei dati (quello di minimizzazione dei dati in particolare), integrando nel trattamento le necessarie garanzie per ridurne i rischi a tutela dei i diritti dei cittadini.

Tali misure risulteranno ancor più essenziali ove si dovesse fare ricorso - al prospettato fine di incrementare l’efficienza del programma e l’allocazione del lavoro - a strumenti e piattaforme informatici messi a disposizione da enti controllati o vigilati da parte di amministrazioni dello Stato, ovvero da società in house (art. 6, comma 8).

 

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