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Perché le ragazze vanno meglio a scuola ma perdono il vantaggio sul lavoro?

Open - 09/02/201917:16Aggiornato 09/02/2019 17:19

Secondo vari studi, il problema nasce durante gli anni dell'educazione: il senso della disciplina che apprendono le studentesse sarebbe un freno per  il loro senso di iniziativa

Negli ultimi anni, gli studi che hanno indagato i risultati di uomini e donne nell'ambito lavorativo si sono moltiplicati. Tra questi, ha fatto discutere la ricerca di Katty Kay (ABC News) e Claire Shipman (BBC World) pubblicata sul The Atlantic nel 2014, nella quale le due giornaliste mettevano a fuoco l'evidente dislivello di fiducia in sé stessi (il confident gap) presente tra i sessi, e il modo in cui questo compromette le prestazioni produttive. «Abbiamo fatto enormi progressi sul piano della parità di genere - scrivevano Kay e Shipman -, eppure gli uomini continuano a ottenere promozioni in maniera più veloce, spesso a ragione. Perché?».

La questione ha preso le mosse da un'evidenza statistica: le donne vanno meglio a scuola, completano percorsi migliori nelle università e sono di base più qualificate di gran parte dei loro competitor uomini. Ma nel momento in cui escono dall'ambiente accademico, la fiducia nelle proprie capacità inizia a rarefarsi, mentre quella dei ragazzi sembra crescere di giorno in giorno. E se fosse proprio questa abitudine alla discipline e alla perfezione, si chiedono Key e Shipman, a influenzare le ragazze nell'immagine che hanno di sé?

«Gli uomini meno qualificati e meno preparati si fanno meno problemi a lanciarsi nei compiti assegnati - scrivono le due giornaliste - mentre le donne più preparate si sentono frenate finché non raggiungono la perfezione». Il problema, dunque, sarebbe alla base. Molto spesso le donne sono le prime a non considerarsi pronte per una promozione, entrando nel circolo vizioso della profezia che si auto-avvera: pensando di non aver fatto abbastanza per potercela fare, iniziano ad assumere inconsciamente comportamenti per autosabotarsi. 

Un intervento di Amanda Pieper al "Ted Talk" sul confidence gap

 

La questione è riemersa grazie a un articolo sul New York Times a firma della psicologa Lisa Damour, la quale insiste sulla questione scolastica: «La struttura educativa va modificata», scrive nel suo intervento. Ma come far sì che le ragazze (e i ragazzi) sviluppino sia competenza che autostima durante gli anni della formazione? Una delle soluzioni, suggerisce la psicologa, è quella di focalizzarsi meno sulle ore di fatica e più sull'efficienza del metodo: «Molto spesso - scrive Damour -  le studentesse sono portate a pensare che a dare valore al proprio lavoro siano le ore passate a sudarci sù. Ma c'è modo di fare bene anche senza sofferenza». È un cane che si morde la coda: per cercare di tranquillizzarsi dall'ansia da prestazione dovuta all'eccesso di rigore, le studentesse si spingono ancora di più sui libri. È ovvio che non si tratta più semplicemente di far entrare le donne ai vertici delle aziende: c'è bisogno di rivedere il sistema che porta entrambi i sessi a ricoprire le posizioni di rilievo all'interno della società. 
 


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