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Elezioni in Abruzzo: perché il voto è un banco di prova per il governo

Angela Gennaro - 10/02/201907:48Aggiornato 10/02/2019 19:48

Si chiude una campagna elettorale che ha visto in campo i leader delle forze politiche, tra comizi e dirette Facebook. Altro che voto locale: l'importanza è nazionale. Ecco perché

Sono due le notizie che tengono banco durante le elezioni regionali di Abruzzo. La prima riguarda l'affluenza: alle 19:00 è del 43%, in calo rispetto alle precedenti consultazioni. Nel 2014 era stata del 45,10%. La seconda è il silenzio elettorale violato dal ministro dell'Interno Matteo Salvini: ha pubblicato due tweet, il primo intorno all'orario di apertura delle urne, il secondo verso mezzogiorno. «Io ce l'ho messa tutta! Oggi tocca a voi: dalle 7 alle 23, bastano 5 minuti del vostro tempo: una croce sul simbolo LEGA e vinciamo». Per le opposizioni è una chiara violazione delle norme basilari della democrazia, che impongono il silenzio elettorale il giorno precedente e quello dello svolgimento delle procedure di voto. Lo dice la legge numero 212 del 4 aprile 1956.

A dieci anni dal terremoto dell'Aquila, il 6 aprile 2009, i cittadini sono chiamati al voto per rinnovare Giunta e Consiglio regionale. Si tratta del primo test per mettere alla prova dinamiche ed equilibri all'interno della maggioranza di governo. Cos'è cambiato dal 4 marzo scorso, quando alle Politiche il Movimento 5 Stelle è stato consacrato come il primo partito con oltre il 32%, mentre la Lega ha portato a casa il terzo posto con il 17%? Dopo questi mesi di contratto di governo, la Lega tocca nei sondaggi il 34,4% doppiando di fatto il risultato delle urne di meno di un anno fa - e dopo le tensioni, sempre negate dai due principali protagonisti della maggioranza - quale sarà il responso delle urne (locali, certo, ma significative)?

Come si vota

Gli elettori chiamati al voto sono un milione e 200mila. Il nuovo governatore succederà a Luciano D'Alfonso, centrosinistra, ora senatore. Gli sfidanti in campo sono quattro: Giovanni Legnini, sostenuto dal Pd e da altre sette liste, Marco Marsilio, con Fi, FdI, Lega, Azione Politica, Dc-Udc-Idea, Sara Marcozzi per il M5S e Stefano Flajani per Casapound. Le urne saranno aperte dalle 7 alle 23, e lo spoglio comincerà subito dopo. La doppia preferenza sarà possibile a patto di scegliere candidati consiglieri di sesso diverso. Non prevedendo il ballottaggio, i risultati delle elezioni sono attesi in nottata.

Il sistema elettorale dell'Abruzzo è proporzionale con la soglia di sbarramento fissata al 4% per le liste che vanno da sole e del 2% per quelle inserite in una coalizione. Il proporzionale è aggiustato da un premio di maggioranza: alla lista o alla coalizione del candidato vincente, viene garantito un numero minimo di 17 seggi. Il governatore ha diritto almeno a 17 seggi, è vero, ma non può superare i 19 seggi del Consiglio regionale, formato da un totale di 31 consiglieri.

Le forze politiche

La regione Abruzzo è attualmente governata da una giunta uscente di centrosinistra. Sono 25 anni che qui si alternano giunte centrodestra e centrosinistra, ma proprio il Pd sembra il grande assente dalla scena. Ci sono le Primarie il 3 marzo, si dirà. I candidati alla segreteria hanno fatto qualche sporadica apparizione in Abruzzo, senza uno slancio produttivo per Giovanni Legnini. 60 anni, nato in provincia di Chieti, ex vice-presidente del Consiglio superiore della magistratura. Dal canto suo, Legnini non manca di sottolineare che no, non è il candidato del solo Pd, ma quello di un'ampia coalizione civica. Con lui ci sono otto liste: anche LeU, Italia dei Valori e i centristi di Bruno Tabacci. Quel che è certo è che il risultato, nel suo caso, difficilmente dipenderà, nel bene o nel male, da un partito altrimenti impegnato. 

Marco Marsilio di Fratelli d'Italia e storico esponente di Alleanza Nazionale, viene indicato come favorito, con un vantaggio poco colmabile che oscilla tra i 5 e i 10 punti. È il candidato di un centrodestra "unito" (tra alti e bassi, ma in coalizione) come gli elettori erano stati abituati a vedere nel corso della campagna elettorale pre-4 marzo. «La Lega si è candidata insieme agli altri partiti del centrodestra per dare un governo all'Abruzzo. Non è un preludio a una nuova coalizione politica», con queste parole, il leader della Lega assicura oggi l'altro azionista di maggioranza, il M5s, da Vicenza. «È stato fatto solo per l'Abruzzo», ribadisce. Anche se la coalizione "rischia" di portare a casa un risultato migliore di quello ottenuto alle politiche. «Se do la mia parola, la mia parola vale anche oltre i sondaggi».   

A testimoniare proprio l'importanza del test di domani, infatti, ci pensano le svariate incursioni (e dirette Facebook) in campagna elettorale dei due vicepremier Matteo Salvini, al fianco di Marsilio, e Luigi Di Maio, a supporto di Sara Marcozzi, candidata presidente in quota grillina scelta rigorosamente via "regionarie", scarsamente partecipate: un migliaio di votanti. Per quanto il M5s non abbia, ancora, effettivamente sfondato in una terra come quella abruzzese, un risultato negativo domani farebbe scattare un campanello d'allarme e preoccupazione per gli appuntamenti elettorali che, a breve, seguiranno: il 24 febbraio in Sardegna, il 24 marzo in Basilicata. Anche Marcozzi - che aveva già provato a candidarsi cinque anni fa - ha attaccato il favorito Marsilio per il suo essere cresciuto a Roma: per la candidata dei 5 Stelle è un «romano» inviato a «commissariare l’Abruzzo». 

Proprio Marcozzi non ha mancato di mettere sul piatto uno dei punti di rottura all'interno della coalizione di governo: quello delle trivelle. «È il momento che anche i leghisti d’Abruzzo, il romano Marco Marsilio e tutto il centrodestra ci dicano da che parte stanno: sono pro o contro alle trivellazioni in Abruzzo contro cui i cittadini hanno già combattuto per anni?», si è chiesta in campagna elettorale. Last but not least, è proprio in terra abruzzese che ha preso il via l'escalation dello scontro sulla Tav all'interno del governo. È a Chievo che Alessandro Di Battista ha consegnato alle cronache la ormai celebre frase: «La Tav è una stronzata. Se la Lega intende andare avanti su un buco inutile che costa 20 miliardi e non serve ai cittadini tornasse da Berlusconi e non rompesse i c...». 

 

 

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