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«Perdo di meno se ci vado o se mi nascondo»? Prove tecniche di suicidio Pd in Abruzzo

Francesca Martelli - 09/02/201914:06Aggiornato 09/02/2019 14:42

Il centrosinistra ha lasciato campo libero a un'intensa campagna elettorale dei 5 stelle e ai ritrovati alleati del centrodestra, che hanno celebrato il ritorno con tanto di foto di rito

Chi l’ha visto? Nessuno. Assente non giustificato. Il Pd ha scelto di non esserci. Dove si combatte la prima battaglia elettorale dopo le elezioni del 4 marzo, i leader nazionali del Partito Democratico si sono dati alla fuga. Così, in Abruzzo, dove il 10 febbraio si sceglierà il successore dell'ex presidente del Pd Luciano D'Alfonso (oggi senatore), il centrosinistra ha lasciato campo libero a un'intensa campagna elettorale del Movimento 5 Stelle e del centrodestra, con annessa foto di rito tra Berlusconi, Meloni e Salvini. Mentre gli alleati di governo si rifilavano stoccate tra le vie delle città abruzzesi, a colpi di dirette Facebook e discorsi in piazza, il Pd ha dato più di un motivo per far pensare a una sua scomparsa nella Regione che aveva governato poco tempo prima. Lega e 5 Stelle hanno accusato i dem di avere candidati quasi impresentabili, dopo la batosta elettorale delle politiche.

Secondo osservatori imparziali, la strategia di mimetizzazione tradisce almeno un'ammissione di scarso appeal del marchio e dei suoi candidati nazionali che si sfideranno alle primarie del 3 marzo. Solo per questa ragione - tutta  interna al partito - i candidati alla segreteria hanno fatto qualche apparizione in Abruzzo, senza spendersi però attivamente per il candidato Giovanni Legnini.  Se l'ex  vice-presidente del Consiglio superiore della magistratura dovesse avere un buon risultato o addirittura vincere, sarà perché ha nascosto i leader del Pd. Se andrà male sarà perché il partito locale è  stato lasciato solo, mentre Di Maio, Dibba, Salvini, Meloni e perfino Berlusconi hanno fatto campagna elettorale a tappeto. Alle elezioni politiche del 4 marzo, il Movimento 5 Stelle aveva preso il 39,8%, il Centrodestra il 35,5%. Tutti hanno inteso questa battaglia come fondamentale per capire dove sta andando il Paese, soprattutto in vista delle Europee. Tranne il Pd.

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