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Mattarella ricorda le vittime delle Foibe: «No al negazionismo. Non fu una ritorsione contro i torti del fascismo»

Redazione - 09/02/201915:31Aggiornato 09/02/2019 15:32

Il Presidente della Repubblica ha ricordato le vittime delle persecuzioni del governo jugoslavo: «Ingiustificabile la cortina di silenzio sull'orrore»

«Celebrare la giornata del Ricordo significa rivivere una grande tragedia italiana, vissuta allo snodo del passaggio tra la seconda guerra mondiale e l’inizio della guerra fredda». In occasione del Giorno del Ricordo, il presidente della Rebubblica Sergio Mattarella è intervenuto al Quirinale per ricordare le vittime delle Foibe. Tra i presenti anche un esule di prima generazione - il Professore Giuseppe De Vergottini - l'Associazione degli Esuli Istriani, Fiumani e Dalmati. La tragedia delle foibe cominciò nel 1943 a seguito dell'armistizio firmato dall'Italia con gli alleati. Nei territori una volta occupati dal regime fascista, i partigiani di Tito infierirono sulla popolazione italiana, torturando e uccidendo italiani per poi gettarli, anche da vivi, nella foibe, le cavità carsiche dell'Istria. In quella prima ondata furono uccise circa 5oo persone.

L'esodo degli italiani

«Mentre, sul territorio italiano la conclusione del conflitto contro i nazifascisti sanciva la fine dell’oppressione e il graduale ritorno alla libertà e alla democrazia - ha aggiunto - un destino di ulteriore sofferenza attendeva gli Italiani nelle zone occupate dalle truppe jugoslave». Dopo il 1945 furono circa 5mila le vittime della violenza dell'esercito di Tito sulla popolazione civile italiana. «Un destino comune a molti popoli dell’Est Europeo», ha commentato Mattarella, «quello di passare, direttamente, dall'oppressione nazista a quella comunista. E di sperimentare, sulla propria vita, tutto il repertorio disumanizzante dei grandi totalitarismi del Novecento, diversi nell’ideologia, ma così simili nei metodi di persecuzione, controllo, repressione, eliminazione dei dissidenti». 

Il dibattito pubblico italiano continua a essere diviso sul ricordo delle foibe, un evento storico spesso strumentalizzato della destra e negato da una parte della sinistra: «Non si trattò, come qualche storico negazionista o riduzionista ha provato a insinuare, di una ritorsione contro i torti del fascismo. Perché tra le vittime italiane di un odio, comunque intollerabile, che era insieme ideologico, etnico e sociale, vi furono molte persone che nulla avevano a che fare con i fascisti e le loro persecuzioni». 

 

Dopo il trattato di pace del 1947 che dichiarò Trieste territorio libero, controllato nella zona A dalle truppe alleate e in quella B dal regime di Tito, migliaia di italiani emigrarono, scappando dalle persecuzioni portate avanti dal regime comunista. Da Pola, in particolare, partirono 28mila persone su 30mila abitanti. Un esodo biblico sottolineato anche da Mattarella: «Quei circa 250 mila profughi, che tutto avevano perduto, e che guardavano alla madrepatria con speranza e fiducia non sempre trovarono in Italia la comprensione e il sostegno dovuti. Ci furono, è vero, grandi atti di solidarietà. Ma la macchina dell’accoglienza e dell’assistenza si mise in moto con lentezza, specialmente durante i primi anni, provocando agli esuli disagi e privazioni».

Nel clima della guerra fredda con la contrapposizione tra Stati Uniti e Russia, Tito era diventato un prezioso alleato dell'occidente dopo esseresti distanziato da Mosca. Per evitare di perdere una pedina strategica nel mondo bipolare del dopoguerra, i governi europei e italiani negarono per molto tempo la memoria storica delle persecuzioni inflitte dal governo jugoslavo. «L'Occidente finì per guardare con un certo favore al regime del maresciallo Tito», ha continuato Mattarella, «per una serie di coincidenti circostanze, interne ed esterne. Sugli orrori commessi contro gli italiani istriani, dalmati e fiumani cadde una ingiustificabile cortina di silenzio, aumentando le sofferenze degli esuli, cui veniva così precluso perfino il conforto della memoria». Solo dal 2004, dopo molti anni dal crollo dell'Unione Sovietica e il crollo della cortina di ferro, le sofferenze di quelle migliaia di italiani sono state riconosciute dalla memoria storica italiana, che il 10 febbraio di ogni anno commemora la giornata del ricordo.

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