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La presunta "truffa" del televoto non esiste. Ecco perché

David Puente - 11/02/201916:31

Il televoto, la volontà popolare e la democrazia diretta. La politica è "salita" sul palco dell' Ariston e il Codacons parla di violazione della volontà del voto 

Ultimo si sfoga su Instagram e lo fa contro i giornalisti che hanno votato a favore di Mahmood ribaltando la «decisione del popolo». Ci troviamo di fronte a un cantante populista? Sarebbe una sentenza sgradevole, considerando il rapporto che si è creato tra lui e la sala stampa durante il Festival, dove qualche giornalista si è permesso di insultare i finalisti e lo stesso Ultimo durante la conferenza stampa finale.

Agenzia Vista / Alexander Jakhnagiev

In termini di «posizionamento» - parliamo sostanzialmente di marketing - la scelta di cavalcare questa polemica non sarebbe sbagliata. Forte di un televoto che lo vedeva favorito, il video gli permette di rafforzare un rapporto con un pubblico che contesta il risultato. Al di là delle probabili scelte di comunicazione, risulta evidente la rabbia del ragazzo che non è presente insieme agli altri finalisti nella foto di rito pubblicata nella copertina di TV, Sorrisi e Canzoni.

A sinistra la copertina di TV, Sorrisi e Canzoni del 2017 con i tre finalisti, a destra quella del 2019 senza Ultimo.

Il problema del «televoto popolare»

Estraniandoci dallo sfogo di un ragazzo di fronte a una sconfitta che senz'altro brucia, l'episodio sanremese è stato cavalcato dal mondo della politica e in particolare di Lega e Movimento 5 Stelle, il primo per interessi del Ministro dell'Interno Matteo Salvini che tifava per Ultimo e per i secondo in merito al loro cavallo di battaglia della «democrazia diretta». Avevamo spiegato in un articolo precedente del perché applicare solo il televoto per decidere il vincitore del Festival sia un errore. Questo può essere manipolato a pagamento, o semplicemente «sporcato» avendo tutti la possibilità di votare almeno due volte dal proprio numero di cellulare - o più numeri se in proprio possesso - e il telefono fisso di casa. Che sia voto elettronico o televoto, la sicurezza non è affatto garantita.

La presunta violazione

Nel frattempo non poteva mancare la Codacons che, cavalcando l'indignazione di certi utenti, decide di denunciare con un esposto all'Antitrus per la violazione della volontà del voto reso inutile dalle decisioni di altre giurie. Sui social c'è chi parla di truffa, di voto pilotato - non sono mancati i troll che si fingono giornalisti per avvelenare ulteriormente una discussione fin troppo accesa - addirittura di complotto con l'anticipazione della vittoria di Mahmood su Wikipedia (una banale scommessa anonima, come quella del 2017 quando annunciarono la vittoria di Raffaella Mennoia che poi arrivò seconda).

Nel caso il prossimo anno si delineasse la via del solo televoto per decidere il vincitore, se questo venisse «sporcato» da brogli a pagamento e senza tenere conto dei doppi o più voti dalle stesse persone da casa, la Codacons si vedrebbe costretta a dover presentare un altro esposto.

I «giornalisti di sinistra»

La teoria di complotto sul «voto di sinistra» o «dettato dalla sinistra» in sala stampa è facile da smontare: c'erano giornalisti provenienti da diverse testate giornalistiche che possono avere al loro interno o personalmente idee e posizioni diverse a livello politico. Durante tutte le serate del Festival ci sono state diverse votazioni che hanno visto Mahmood e gli altri finalisti posizionati in maniera diversa, chi primo o addirittura tredicesimo come Il Volo secondo la penultima votazione della sala stampa.

Come è cambiato il televoto per Mahmood dalla penultima votazione a quella finale.

Molti voti sono stati naturalmente spostati nella votazione finale. Chi votava in precedenza Loredana Bertè ha dovuto scegliere per forza tra uno dei finalisti, ma anche il televoto ha favorito la vittoria di Mahmood: nella penultima votazione era settimo con il 3,49% dei voti, ottenendo in questa sorta di ballottaggio i voti necessari per toccare quel 20,95% finale che sommato al voto delle altre giurie gli ha permesso la vittoria.

Le giurie della sala stampa e quella d'Onore, che insieme hanno la responsabilità del 50% del voto finale, sono state affiancate al televoto proprio per contrastare un eventuale televoto falsato. La loro decisione non è sempre fondamentale, basti pensare che nel 2017 il televoto garantì la vittoria di Francesco Gabbani contro una giuria demoscopica che tifava Fiorella Mannoia e una giuria degli esperti che preferiva invece Ermal Meta.

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