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Le frasi del governo contro i migranti: l'Italia rischia il processo alla Corte europea dei diritti umani

Emma Bubola - 12/02/201913:27Aggiornato 12/02/2019 14:50

La Cedu ha dichiarato che il ricorso di un sudanese e un ghanese contro i ministri dell'Interno e dei Trasporti ha superato la prima prova di ammissibilità. Open ha parlato con gli avvocati dei due migranti salvati dalla Diciotti 

La Corte europea dei diritti umani (Cedu) ha dichiarato che il ricorso di un sudanese e un ghanese contro Matteo Salvini e Danilo Toninelli ha superato la prima prova di ammissibilità. I due migranti accusano i ministri dell'Interno e dei Trasporti di averli incolpati pubblicamente di reati che non erano ancora stati accertati tramite processo. Questo violerebbe il diritto a equo processo, stabilito dall'articolo 6 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali.

I fatti risalgono allo scorso luglio. I migranti che viaggiavano verso l'Italia erano stati salvati dal rimorchiatore italiano Vos Thalassa. Alla nave era stato dato però l'ordine di riportare i passeggeri in Libia. I migranti, terrorizzati dalla prospettiva di tornare laddove erano stati imprigionati e torturati, avrebbero circondato il comandante per indurlo a cambiare rotta.

Dopo cinque giorni di stallo, grazie all'intercessione del presidente della Repubblica, è stato permesso alla nave Diciotti, che aveva nel frattempo caricato i 67 migranti, di attraccare sulle cose italiane. All’arrivo un ghanese e un sudanese sono stati sottoposti a fermo per le ipotesi di violenza, minaccia, resistenza a pubblico ufficiale e atti diretti a procurare illegalmente l’ingresso di stranieri. L'episodio è avvenuto circa un mese prima del salvataggio per cui è stata chiesta l'autorizzazione a procedere nei confronti del ministro dell'Interno.

I due migranti sono tutt'ora in detenzione provvisoria in attesa del processo per questi reati, ma questo non ha impedito a Toninelli di definirli «facinorosi» e da «punire senza sconti» in un Tweet. Salvini li aveva invece chiamati «delinquenti» su Facebook e poi in televisione, annunciando che e «i violenti dirottatori dovranno scendere in manette», e «finire in galera». Secondo gli avvocati Paolo Oddi e Marina Mori, che assistono i migranti, questo costituisce una violazione del diritto a equo processo e della presunzione di non colpevolezza.

«Non stiamo discutendo nel merito di quello che è successo sulla nave» spiega a Open l'avvocato Oddi. E continua: «Abbiamo denunciato le accuse di colpevolezza da parte di autorità politiche a persone che non sono ancora state processate: chi stabilisce chi è innocente e chi non lo è in un Paese democratico? I politici o i tribunali?»

Il ricorso ha superato la prima verifica della Corte europea dei diritti dell'uomo sui requisiti di ammissibilità, scoglio non facile da valicare. La giurisprudenza della Cedu sul diritto a equo processo è massiccia: Francia, Islanda, Russia e Georgia sono già state condannate per questioni simili, ma per l'Italia sarebbe una prima storica, spiega a Open l'avvocato Mori. Non si tratta di un processo penale come nel caso del reato di diffamazione, ma in caso di condanna l'Italia sarebbe tenuta a risarcire il danno. La Corte manderebbe inoltre un forte messaggio simbolico.

«In questo Paese dove ci si vanta di essere garantisti, ma quando si tratta dei diritti fondamentali di profughi e migranti ci si dimentica di garantire diritti umani. Valgono per tutti o no?» chiede Oddi. Secondo l'avvocato, nell’ipotesi in cui la Corte arrivasse a condannare l'Italia, il messaggio ai politici che si esprimono senza sosta sui social network sarebbe chiaro: «Smettetela di fare dichiarazioni di colpevolezza senza nemmeno avere guardato un pezzo di carta».

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