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Tav, la controanalisi di Coppola censurata da Toninelli

Chiara Piselli - 14/02/201911:34Aggiornato 14/02/2019 12:16

Le note che Coppola ha inviato al ministro chiedendo che venissero pubblicate aprono nuovi interrogativi. «L'analisi ufficiale è una sola ed è totalmente indipendente», dice Toninelli. «Coppola è libero di esprimere le sue opinioni - dice Ponti - Ma è un membro contro cinque»

L'analisi costi-benefici ufficiale sulla Tav «è una sola ed è totalmente indipendente». Il ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture Danilo Toninelli è netto nel difendere il dossier da lui commissionato. Ma soprattutto è chiaro il messaggio che vuol mandare rispetto alla chiacchierata "contro-analisi" del professore Pierluigi Coppola, l'unico tra i sei membri della Commissione a essersi rifiutato di firmare il dossier. Le voci intorno a questo secondo lavoro circolano sempre più insistenti da quando l'analisi è stata pubblicata sul sito del Mit.

Eppure, le obiezioni che Coppola sostiene di aver sollevato in sede di commissione e davanti a Toninelli sono diverse. E lo stesso professore - dopo averle raccolte in una nota inviata al ministro - ha anche chiesto che venissero pubblicate. Ma Toninelli conferma che l'unica analisi sui costi e i benefici della Torino Lione è quella firmata dal professore di Economia, Marco Ponti. E, anzi, sminuisce il ruolo che Coppola avrebbe avuto nella Commissione: «Non faceva parte del team - afferma - ha dato un piccolo contributo di un ingegnere che dice la sua». «È libero di esprimere le sue opinioni - sostiene invece il presidente della Commissione, Marco Ponti - Ma è un membro contro cinque».

Fatto sta che le contestazioni mosse da Coppola, in quella che viene chiamata la sua "contro-analisi", insinuano il dubbio tra i soggetti coinvolti e aprono a nuovi punti interrogativi su una tra le questioni che, più di altre, ha spaccato la maggioranza. Il professore dissidente, in particolare, ha sollevato obiezioni sul metodo seguito dai membri della commissione. Secondo lui, non sarebbero state usate le linee guida adottate dai paesi dell'Unione europea, e neanche quelle italiane. 

C'è stato «un assemblaggio di approcci diversi: in alcuni punti si seguono le linee guida della Commissione europea poi si passa a un altro approccio molto più inusuale», ha spiegato Coppola al Corriere della Sera, lamentando che questo dossier «si discosta molto dalle linee guida adottate da tutti i Paesi europei sulle analisi costi-benefici e da quelle italiane che riguardano la valutazione degli investimenti pubblici». In definitiva, ironizza il professor Coppola, è stato usato «il metodo del professor Ponti», responsabile del gruppo di lavoro che ha guidato lo studio. Il docente ha inoltre rivelato che durante i lavori in commissione ci sono stati confronti molto serrati a causa di una «evidente differenza di impostazione» in cui lui si è ritrovato da solo contro gli altri cinque membri della commissione. «L'analisi non mi convince affatto», è l'ultimo commento del ministro dell'Interno Matteo Salvini, mentre il clima di tensione nella maggioranza è sempre più teso. 

Chi è Pierluigi Coppola, il professore che non ha firmato il dossier

Originario di Napoli, classe 1972, Pierluigi Coppola è docente a Tor Vergata ed esperto di Studi di fattibilità. Si è laureato alla Federico II di Napoli e, dal 2010, è professore associato di Ingegneria dei trasporti all’università di Tor Vergata, a Roma. Nel suo curriculum figura anche una docenza al Massachussets Institute of Technology e un corso di specializzazione organizzato dalla Croucher Foundation di Hong Kong. La sua attività professionale, stando al su curriculum, si è svolta per lo più nel settore della pianificazione delle infrastrutture di trasporto, con particolare attenzione agli aspetti legati alla simulazione e alla valutazione degli impatti socioeconomici e territoriali. Coppola era l’unico confermato dalla vecchia struttura voluta dal predecessore di Danilo Toninelli, l'ex ministro Graziano Delrio. Gli altri esperti, capitanati da Marco Ponti, sono Paolo Beria, Alfredo Drufuca, Riccardo Parolin e Francesco Ramella.

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