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Caso Diciotti, la procura di Catania indaga anche su Di Maio, Toninelli e Conte

Charlotte Matteini - 17/02/201909:15Aggiornato 18/02/2019 15:31

I tre rappresentanti di governo si sono auto-denunciati sostenendo di aver condiviso le scelte politiche di Salvini. La Procura di Catania ha aperto un fascicolo, ma non è detto che l'atto sfoci in una vera e propria indagine a loro carico

Anche il vicepremier Luigi Di Maio, il presidente del Consiglio Giuseppe Conte e il ministro dei Trasporti Danilo Toninelli nelle prossime ore finiranno indagati per sequestro di persona in concorso con il ministro dell'Interno Matteo Salvini. Nelle memorie, ricevute dalla Procura di Catania dal Senato, Toninelli, Di Maio e Conte si sono sostanzialmente autodenunciati sostenendo di aver condiviso le scelte politiche del ministro Matteo Salvini in merito alla gestione della vicenda Diciotti.

La Procura di Catania ha aperto un fascicolo a parte, ma si tratta di un atto dovuto, che porterà all'iscrizione già questa mattina ma non è detto che prosegua con approfondimenti ulteriori. Che cosa potrebbe accadere ora, dunque?

Secondo Giovanni Bianconi del Corriere della Sera, «è molto probabile che il procuratore Carmelo Zuccaro proporrà di archiviare l’accusa, avendo fatto lo stesso per Salvini. Dopodiché per il collegio che ha già chiesto al Senato l’autorizzazione a procedere contro il responsabile del Viminale, cominceranno a decorrere i 90 giorni entro cui potranno svolgere indagini e dovranno decidere se mandare tutto in archivio o sollecitare il Parlamento a poter processare anche i nuovi indagati».

Per quanto riguarda il caso di Matteo Salvini, l'istruttoria andrà comunque avanti e la giunta per le autorizzazioni del Senato esprimerà il proprio parere già martedì prossimo, 19 febbraio, mentre Palazzo Madama dovrebbe votare entro il 24 marzo. Non è certo, però, il futuro giudiziario dei tre esponenti di maggioranza "auto-denunciatisi" ai giudici di Catania: è possibile che, anche in presenza delle dichiarazioni contenute nelle memorie difensive, la corresponsabilità penale per l'operato di Salvini non venga ascritta a loro.

Nelle memorie, infatti, i tre esponenti di maggioranza non hanno dichiarato di aver deciso insieme a Salvini di non concedere il permesso di sbarco, ma hanno parlato solamente, in maniera generica, di condivisione politica della decisione.

A due giorni dal voto in giunta, la linea di Matteo Salvini e della Lega è chiara: è necessario votare contro la richiesta di autorizzazione a procedere. In casa 5 Stelle, invece, una decisione ancora non è stata ufficialmente presa e saranno gli iscritti che, attraverso la piattaforma Rousseau, dovranno decidere le sorti giudiziarie di Matteo Salvini.

Il senatore Mario Michele Giarrusso, protagonista del video-spiegone che verrà diffuso agli utenti per illustrare i punti cardine della vicenda Salvini e le implicazioni derivanti dalla concessione, o meno, dell'autorizzazione a procedere, nelle scorse settimane ha dichiarato che, anche in caso di voto contrario in Giunta, il Movimento 5 Stelle non abdicherebbe ai propri principi.

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