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Sul caso Diciotti l'alternativa del diavolo per i 5 Stelle

David Puente - 17/02/201916:42Aggiornato 18/02/2019 12:06

La decisione se far processare o meno il ministro dell'Interno Matteo Salvini viene messa nelle mani degli iscritti alla piattaforma Rousseau, ma il voto è sul Movimento 5 Stelle e sull'intero «governo del Cambiamento». Chi certificherà  la correttezza e l'inviolabilità di un voto così delicato?

Il Movimento 5 Stelle annuncia oggi, domenica 17 febbraio 2019, la votazione online sul caso Diciotti indetta per domani, 18 febbraio. Gli attivisti potranno fornire un loro parere sull'autorizzazione a procedere nei confronti dell'alleato e segretario della Lega, Matteo Salvini, sul «ritardo dello sbarco dei migranti dalla nave Diciotti». Questa è la prima volta che un principio fondamentale del Movimento 5 Stelle viene messo in discussione da un altro principio fondamentale, quello della consultazione diretta ai propri iscritti.

Il reato ipotizzabile al Ministro dell'Interno Matteo Salvini è quello relativo al delitto di sequestro di persona. Così viene riportato a pagina 17 della domanda di autorizzazione a procedere pubblicata dal sito del Senato dove viene spiegato il concetto del reato attraverso la sentenza della Corte di Cassazione n.15443/2014: «Il delitto di sequestro di persona è integrato da qualsiasi condotta che privi la vittima della libertà fisica e di locomozione, sia pure non in modo assoluto, per un tempo apprezzabile, a nulla rilevando la circostanza che il sequestrato non faccia alcun tentativo per riacquistare la propria libertà di movimento, non recuperabile con immediatezza, agevolmente e senza rischi».

Il quesito, così come riportato nel post de Il Blog delle Stelle, risulta contorto rispetto alla comunicazione posta in merito alla questione. Se si vuole affermare il proprio «No» all'autorizzazione a procedere bisogna votare «Sì» su Rousseau, mentre per far processare Salvini bisogna votare «No»:

Il ritardo dello sbarco della nave Diciotti, per redistribuire i migranti nei vari paesi europei, è avvenuto per la tutela di un interesse dello Stato?
– Sì, quindi si nega l’autorizzazione a procedere
– No, quindi si concede l’autorizzazione a procedere

Il quesito pubblicato su Il Blog delle Stelle.

Un quesito così contorto che persino Beppe Grillo ha criticato in un tweet pubblicato poche ore dopo il post de Il Blog delle Stelle:

Se voti Si vuol dire No
Se voti No vuol dire Si
Siamo tra il comma 22 e la sindrome di Procuste!

Il 18 febbraio 2019 il Movimento 5 Stelle si ritroverà davanti a un bivio comunque pericoloso. Se vincesse il «no a negare l'autorizzazione a procedere» gli esponenti del Movimento rischierebbero di essere contraddetti dalla base e obbligati a mollare l'alleato al suo incerto destino processuale, mentre in caso di vittoria del «sì a negare l'autorizzazione a procedere» rischierebbero di sentirsi dire - oltre che dai commentatori - anche dalla parte minoritaria dei loro iscritti di aver rinnegato la loro storia proteggendo quell'alleato che ha sfidato la magistratura sulla vicenda fin da quel tweet pubblicato il 22 agosto 2018:

Pare che per la nave Diciotti, ferma a Catania, la Procura stia indagando “ignoti” per “trattenimento illecito” e sequestro di persona.
Nessun ignoto, INDAGATE ME!
Sono io che non voglio che altri CLANDESTINI sbarchino in Italia.
Se mi arrestano, mi venite a trovare Amici?

Nello stesso tweet il ministro dell'Interno ammette che è lui a non voler che «altri CLANDESTINI sbarchino in Italia» riferendosi sempre al caso Diciotti. Di fronte a queste affermazioni pubbliche e note da mesi, il Presidente del Consiglio Conte e gli esponenti del Movimento 5 Stelle hanno preso le difese dell'alleato sostenendo di essere anche loro responsabili dell'accaduto negando il reato contestato e sostenendo che tutti loro hanno «agito per interesse pubblico o interesse dello Stato». In questo caso, il voto online di domani non riguarderà soltanto il ministro Salvini, ma anche il premier Conte e tutti gli esponenti del «governo del Cambiamento».

La richiesta di autorizzazione pubblicata dal sito del Senato e il reato ipotizzabile.

Se gli iscritti al Movimento optassero per l'autorizzazione a procedere su Matteo Salvini allora l'intero «Governo del Cambiamento» dovrà sottoporsi a eventuali interventi della magistratura nei loro confronti, mettendo in dubbio la leadership degli esponenti del loro stesso partito. È facile comprendere come mai nel post de Il Blog delle Stelle si voglia porre l'attenzione fin dal primo paragrafo sulla difesa del «ritardo dello sbarco dei migranti dalla nave Diciotti» mentre solo al terzo si parla dell'accusa posta dai magistrati, e cioè il sequestro di persona:

Martedì 19 febbraio, la Giunta per le autorizzazioni sarà chiamata a decidere se il ritardo dello sbarco dei migranti dalla nave Diciotti sia stato deciso “per la tutela di un interesse dello Stato costituzionalmente rilevante ovvero per il perseguimento di un preminente interesse pubblico nell’esercizio della funzione di Governo”.

[...]

Per questa vicenda il Tribunale dei Ministri di Catania ha deciso di inquisire il Ministro dell’interno perché ha considerato il ritardo dello sbarco dalla nave un sequestro di persona e ha chiesto al Parlamento l’autorizzazione a procedere.

Se gli iscritti e poi il Parlamento dovessero negare l'autorizzazione a procedere, Matteo Salvini «non sarà processato» e i magistrati non potranno accertare se da parte sua, e di conseguenza del «Governo del Cambiamento», ci sia stato un vero e proprio sequestro di persona. Di fatto si tratta di immunità, nel vero senso della parola e non del tecnicismo dell'immunità di tipo parlamentare.
Anche Alessandro Di Battista, uno dei leader del Movimento 5 Stelle, aveva parlato del significato dell'immunità domenica 27 gennaio a Domenica Live su Canale 5 invitando Matteo Salvini a rinunciarvi:

Barbara D'Urso: «Tu firmeresti l'approvazione a procedere oppure no?»

Alessandro Di Battista: «Difficilmente il Movimento 5 Stelle può permettersi... fermo restando che quell'azione sulla Diciotti è stata un'azione del Governo intero, tutto il Governo, anche se hanno...diciamo...vogliono giudicare solo Salvini. Questo onestamente, parlando con Luigi Di Maio e Danilo Toninelli...»

Barbara D'Urso: «Perché Salvini ha detto "processatemi pure"...»

Alessandro Di Battista: «Assolutamente! Io credo che dovrebbe rinunciare direttamente all'immunità evitando, appunto, che il Parlamento si esprima su questa questione. Se rinunciasse all'immunità si risolve tutto»

Con il voto di domani la responsabilità viene posta agli iscritti attraverso una piattaforma online che già in passato aveva riportato falle e manomissioni da parte di pirati informatici. Su quest'ultimo punto, al momento, non viene riportata la minima garanzia del controllo da parte di un ente terzo - come avvenuto per le Quirinarie e per lo Statuto con la DNV, la società incaricata per entrambi gli episodi - che certifichi la correttezza e l'inviolabilità di un voto così delicato.

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