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L'autogol della sinistra italiana che vuole ripartire dal socialismo

Alessandro Parodi - 18/02/201912:49Aggiornato 19/02/2019 15:13

Ieri Roberto Speranza ha concluso la due giorni di forum e dibattiti di Mdp lanciando la nuova parola d'ordine per il futuro della sinistra italiana: socialismo. L'eco d'oltreoceano e lo scollamento con i reali bisogni del Paese 

Roberto Speranza, chiudendo la due giorni di dibattiti e forum di Movimento democratico e popolare di cui è coordinatore, ieri, 17 febbraio 2019, nell'Italia governata dalla Lega e dal Movimento 5 Stelle, ha lanciato la nuova e definitiva parola d'ordine per il rilancio della sinistra italiana: "socialismo". Come non pensare, ascoltando un programma di questo tipo, a Nicola Carati, il protagonista de La meglio gioventù, che rincasando e trovando la figlia Sara sola in cucina mentre nella stanza accanto la madre si riuniva con attivisti in odore di lotta armata, citandoli ironizzava: «Il bisogno di comunismo! Io ho bisogno di bere, di mangiare!»

Ora, La meglio gioventù è un film del 2003 e l'episodio riportato è ambientato nei primi anni 70. Basterebbe già questo per dare al parallelo con il programma di Speranza tutta la patina dell'amarcord. Basterebbe questo per relegare l'uscita come uno degli innumerevoli tentativi a sinistra di attribuire alla volontà popolare esigenze costruite a tavolino. Ma c'è di più. Nelle parole del leader di Mdp si sente l'eco di una voce che arriva da oltreoceano, quella dei nuovi socialisti americani più giovani, come Ocasio-Cortez e meno giovani, come Bernie Sanders. Un'eco che è però distorta dalle migliaia di chilometri che ci separano dal continente americano. 

Che negli Stati Uniti, in un clima di forte contrapposizione con le politiche di Donald Trump scivoli la frizione su certe definizioni non deve certo sorprendere. La "frequentazione" con il socialismo, con la sua storia e le sue battaglie, vinte e perse, non può essere di certo paragonata a quella europea. Ciò che invece stupisce è che oggi, nell'Italia di oggi, qualcuno possa pensare che al nostro Paese servano quelle formule, che la maggioranza degli italiani, giovani e meno, possa riconoscersi in un programma che, evidentemente, guarda al passato e non al futuro. 

Non sarebbe forse il caso di cercare parole nuove? Parole nuove che riassumano nuove esigenze, quelle di un mondo profondamente trasformato. Rispondere alle domande che arrivano dal Paese, in modo diverso da come rispondono i sovranisti, ma avendo ben presente quali siano queste domande. Il socialismo è la risposta per le domande del presente e del futuro? Certo non lo può essere alla disoccupazione giovanile, al deterioramento delle élite e al desiderio di rappresentanza dal basso, allo scontro fra la digitalizzazione del mercato e la conservazione dei posti di lavoro, all'abisso fra la vita nei centri e quella nelle periferie (e nelle province), alla gestione dell'immigrazione. 

Dice Speranza che «bisogna chiudere definitivamente la stagione in cui la sinistra è stata subalterna al liberismo». Ecco, la contrapposizione. Ecco un'altra parola del passato. Socialismo come risposta al liberismo. Come se la nostra società non avesse assimilato, masticato e superato entrambi questi macro-concetti.. Viene il dubbio che non si abbia consapevolezza delle esigenze reali delle persone che si ascoltano sul bus, al bar. Ci vorrebbe un taccuino di parole nuove, giovani per il futuro: magari non parole grandi, pesanti. Però parole che rappresentino veramente dei bisogni. Come il Carati de La meglio gioventù non credo nessuno di noi abbia mai sentito qualcuno sul bus lamentarsi del suo bisogno di socialismo. 

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