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Da Bolzano alla Sardegna, come Salvini ha rubato il cuore degli indipendentisti

Francesca Martelli - 20/02/201920:27Aggiornato 21/02/2019 11:04

Prima il Partito sardo d'azione e poi la Südtiroler Volkspartei (a Bolzano) hanno stretto un accordo con il Carroccio che dal governo centrale dialoga con i partiti più autonomisti
 

Da una settimana il segretario della Lega gira la Sardegna in vista del voto del 24 febbraio. Il candidato del centrodestra (Christian Solinas) è il segretario del Partito Sardo d’Azione, movimento vicino al traguardo dei 100 anni che ha come simbolo la bandiera con i quattro mori e il sito internet completamente in sardo. Con il governo gialloverde, il partito autonomista spera di compiere passi in avanti sull’attuazione del suo status di Regione a statuto speciale: invece di «combattere il governo centrale» meglio farne parte. L’alleanza con la Lega di Salvini era iniziata con le Politiche del 4 marzo 2018 e ha portato all’elezione di Solinas nelle file del Carroccio in Senato. Nelle intenzioni della Lega, dovrebbe portare a replicare il successo elettorale dell’Abruzzo.

«Sul sito del Senato compare la dicitura ‘Gruppo Lega - Salvini premier - Partito Sardo d'Azione’ e per noi il nome è molto importante» fanno notare dal suo staff. Ma non tutti quelli che hanno a cuore il tema dell’autonomia sarda credono nell’accordo politico con il Carroccio, che alle ultime regionali non aveva nessun candidato. Due mesi fa, il capogruppo in consiglio regionale del Partito Sardo d’azione (Angelo Carta) ha lasciato il partito protestando per l’accordo con la Lega e aderendo al movimento «Sardi Liberi» che considera più indipendentista. Questa lista si presenterà alle elezioni regionali (7 i candidati governatori in totale) come avversaria del PSd’Az ma essendoci una soglia di sbarramento molto alta (10% per le coalizioni e 5% per le liste singole), la sfida parte in salita.

«Bossi si sa non ama molto la nuova Lega salviniana che ha tolto dal simbolo la parola nord» ha scritto su Il Foglio Roberto Maroni dopo il malore del Senatur. A Palazzo Madama, un ex segretario del Partito sardo d’azione (Carlo Sanna) aveva addirittura condiviso per qualche tempo l’ufficio, proprio con Umberto Bossi con cui parlava di federalismo. «Il “Partidu Sardu – Partito Sardo d’Azione” afferma il diritto del Popolo sardo alla libertà ed alla felicità. Riconosce nella lingua sarda, in tutte le sue varianti, l’espressione della coscienza nazionale del popolo sardo e pertanto opera per la sua diffusione, valorizzazione e uso ufficiale nella scuola e nelle istituzioni», si legge nello Statuto. I contatti erano iniziati dunque più di vent’anni fa.

Dopo l’Abruzzo, la Sardegna potrebbe essere un altro tassello per il tentativo di sfondamento al Sud della nuova Lega. Senza dimenticare le province a Statuto speciale più a nord: a gennaio il Carroccio ha fatto una sorta di «contratto di governo» con la Südtiroler Volkspartei per amministrare la provincia autonoma di Bolzano. La Svp, nata dopo la resistenza all’occupazione nazifascista, ha rotto dopo quasi 20 anni l’alleanza con il centrosinistra italiano per allearsi con Matteo Salvini. Il patto aveva retto fino alle Politiche del 2018 quando la Svp, nella coalizione col Pd, aveva aiutato Maria Elena Boschi a vincere il collegio uninominale di Bolzano. Poi l’astensione sulla fiducia al governo Conte che aveva fatto infuriare il Pd e il recente riposizionamento in favore del centrodestra.

 Aprile 2018, consultazioni al Quirinale @Ansa

Tradizionalmente dove convivono due comunità (quella italiana e quella tedesca) la Svp si allea con il partito italiano più rappresentativo. Ora la Svp in Alto Adige governa con la Lega mentre in Parlamento (a Roma) starebbe all’opposizione. In Senato però, dove i numeri per la maggioranza sono risicati, potrà essere preziosa per Lega e 5 Stelle. Ma in vista delle Europee ha preferito Forza Italia al Carroccio, insieme agli autonomisti trentini del Patt (che nel consiglio provinciale di Trento stanno all'opposizione della giunta leghista di Maurizio Fugatti). Un calcolo elettorale, per avere più possibilità di avere un seggio quasi sicuro a Bruxelles.

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