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Rimpatrio figlia ex ambasciatore nordcoreano, la Procura apre un fascicolo. Pyongyang: «Nessun rapimento»

Chiara Piselli - 22/02/201920:15Aggiornato 04/03/2019 18:43

A smontare la pista del rapimento, rilanciata dalla Corea del Sud, le immagini delle telecamere dell'aeroporto di Fiumicino e una lettera del nuovo ambasciatore a Roma: «È rientrata perché si è sentita abbandonata dai genitori che odiava»

Ha cominciato a sbrogliarsi la matassa che avvolge il caso della figlia dell'ex ambasciatore della Corea del Nord in Italia, Jo Song Gil. Mentre la Procura di Roma ha aperto un fascicolo di indagine sul rientro in patria della 17enne, avvenuto in circostanze poco chiare lo scorso 14 novembre, fonti investigative fanno sapere che dall'analisi delle immagini acquisite dalle telecamere dell'aeroporto di Fiumicino non emerge nulla che possa far pensare a un rapimento. La figlia dell'ex ambasciatore si sarebbe imbarcata passando per i comuni varchi dei controlli di sicurezza, dai quali accedono tutti i passeggeri. Dunque, il fatto che non sia transitata attraverso il Cerimoniale di Stato - l'area normalmente riservata al transito dei capi di Stato e di governo - lascia intendere che non sia stata prelevata e rimpatriata contro la sua volontà. 

Le immagini mostrano la figlia minorenne del diplomatico - accompagnata da una donna, probabilmente dell'ambasciata della Corea del Nord - passare i varchi di sicurezza del terminal 3 e poi imbarcarsi sull'aereo che l'ha riportata a Pyongyang. La storia della ragazza era stata resa nota da un dissidente del regime di Kim Jong Un nel corso di una conferenza stampa alcuni giorni fa. I contorni poco chiari della vicenda hanno subito contribuito a farne scoppiare un caso, lasciando intendere che si trattasse di rapimento. La procura di Roma ha aperto un fascicolo senza indagati o ipotesi di reato dopo che la Digos l'ha invitata a far luce sulle circostanze del rimpatrio, recapitando una informativa in cui è ricostruita la vicenda con articoli di stampa. 

A smontare la pista del rapimento (rilanciata peraltro dalla Corea del Sud), anche una lettera firmata da Kim Chon, il successore di Jo Song Gil all'ambasciata a Roma, inviata al presidente dell'unione interparlamentare Italia-Nord Corea, Osvaldo Napoli. «Nessun rapimento - si legge nella lettera -. La 17enne è voluta rientrare in patria perché si è sentita abbandonata dai genitori che odiava». Il rimpatrio sembra dunque riconducibile a un conflitto generazionale tra genitori e figlia più che a un'imboscata del regime di Pyongyang. 

Jo Song-gil, ex ambasciatore a Roma

Secondo la ricostruzione dei fatti fornita nella lettera, l'ex ambasciatore Jo Song Gil ha lasciato l'ambasciata la sera del 10 novembre 2018, dopo un litigio familiare con la moglie Ri Kwan Sun «relativo ai disturbi mentali che affliggono la figlia Jo Yu Jong». Il mattino successivo il diplomatico si sarebbe allontanato insieme a sua moglie dalla sede dell'ambasciata, dove risiedeva con tutta la famiglia, «senza più tornarci e facendo perdere le proprie tracce». In ambasciata è rimasta la figlia che avrebbe manifestato risentimento nei confronti dei genitori «che l'avevano abbandonata». Ecco perché la 17enne «che da sola a casa soffriva di solitudine», ha chiesto di essere riportata in patria. 

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