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Quelle primarie del Pd che non si fila nessuno

Francesca Martelli - 28/02/201916:02Aggiornato 28/02/2019 19:09

Si vota il 3 marzo. Martina e Zingaretti puntano a un milione di elettori ai gazebo, ma c'è il rischio di un'affluenza flop. Tutti e tre gli sfidanti escludono alleanze con il Movimento 5 Stelle

Ora di pranzo. Su Sky va in onda il confronto tra Roberto Giachetti, Maurizio Martina e Nicola Zingaretti. Se si voleva una prova dello scarso appeal delle primarie Pd basterà questo: gli appassionati di politica avranno mangiato davanti allo schermo del proprio computer o cellulare. Altro scenario rispetto al duello tv tra Renzi e Bersani nel 2012: i vincitori al primo turno delle primarie di coalizione erano stati intervistati in prima serata, su Rai1, da Monica Maggioni. Davanti alle telecamere i due sfidanti si erano promessi una birra insieme, ma il clima in studio era piuttosto teso. Nell'ora di dibattito su Sky (in replica  alle 20.30), a cui va il merito di avere dato spazio al confronto tra i tre sfidanti per la segreteria del Pd, i protagonisti promettono di andare oltre le differenze tra renziani e anti-renziani: regna il fairplay, tranne per qualche scintilla finale tra il candidato più vicino a Renzi (Giachetti) e quello più lontano (Zingaretti).

Il Partito Democratico teme la scarsa partecipazione ai gazebo, complice il risultato elettorale del 4 marzo e le divisioni interne mostrate continuamente anche sui social. Durante la prima consultazione del 2007 votarono 3,5 milioni di persone. Ma da allora l'affluenza è sempre calata. Nel 2012, al primo turno delle primarie del centrosinistra votarono 3,1 milioni di persone, al secondo - quando il sindaco rottamatore fu sconfitto da Bersani - 2,8. Alle ultime consultazioni, quelle del 2017 a seguito delle dimissioni dell'allora segretario Renzi (dopo la vittoria del no al referendum), si presentarono 1,8 milioni di elettori. 

Zingaretti e Martina credono si possa superare la cifra simbolo di 1 milione, Giachetti, durante il confronto televisivo, non si è sbilanciato ma ha sottolineato come i numeri saranno superiori rispetto alle consultazioni online dei 5 Stelle. Un appello alla partecipazione per il 3 marzo è arrivato anche da Romano Prodi, che in un video-messaggio ha invitato gli elettori del Partito Democratico «ad andare a votare per dare forza e sicurezza al nuovo segretario».

Carlo Calenda ha promesso che domenica farà lo scrutatore alle primarie ma non voterà. Piuttosto distaccato Matteo Renzi: in tour per il suo libro, ha incoraggiato i partecipanti («Vinca il migliore») sottolineando che tutti e tre «non faranno accordi con il Movimento 5 Stelle». Concetto ribadito anche ieri in Senato, quando ha definito i pentastellati dei «dilettanti». Venti minuti di intervento per mostrare plasticamente che, nonostante le Primarie, i gruppi di Camera e Senato restano sotto la guida del senatore semplice.

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