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Primarie PD e silenzio elettorale: i candidati usano il «metodo Salvini»

David Puente - 03/03/201917:07

Come il vice-premier della Lega durante le elezioni regionali, ecco che durante le primarie del PD i candidati Zingaretti e Martina pubblicano tweet di invito a votarli a urne già aperte

Il silenzio elettorale è sacro? Certo, diciamo che dovrebbe esserlo, ma evidentemente quando conviene. Lo scorso 24 febbraio 2019 Maurizio Martina (PD) aveva accusato pubblicamente Matteo Salvini per aver pubblicato dei tweet a sostegno della Lega durante le elezioni in Sardegna, a urne già aperte. Oggi, insieme all'avversario Nicola Zingaretti, ha usato il «metodo Salvini» invitando gli elettori del Partito Democratico a votarlo per il ruolo di segretario

I tweet dei due candidati alla segreteria del Partito Democratico

Certo, non possiamo paragonare a livello «legale» i due processi elettorali. Il primo è sottoposto a delle leggi statali - anche se non del tutto chiare in merito alle nuove tecnologie - che però non toccano quelle relative alle elezioni interne di un partito o qualsivoglia associazione. 

Non ci sarebbe - in questo caso - una vera e propria violazione del silenzio elettorale, a meno che non ci sia un regolamento interno alle primarie che impedisca attività di propaganda a urne aperte. Certo è che anche Roberto Giachetti ha pubblicato un tweet, anche se più sobrio con l'unico elemento a suo favore l'hashtag della sua campagna elettorale:

Fatevene una ragione, le elezioni e la propaganda corrono sui social. Matteo Salvini ne è pienamente consapevole, per anni hanno costruito la sua figura tramite pagina Facebook e Twitter con elementi recuperabili e condivisibili in qualunque momento, raggiungendo in un modo o nell'altro da mattina a sera i nostri smartphone e quelli dei nostri vicini. Dobbiamo renderci conto che i social vanno considerati di fatto un luogo aperto al pubblico, come una enorme piazza immateriale che consente un numero indeterminato di accessi e visualizzazioni​​. Oggi, durante le primarie del Partito Democratico, i tre candidati al ruolo di segretario dovrebbero rendersi conto che hanno usato ​​​​​il «metodo Salvini» e che forse è bene ammettere le potenzialità della Rete.

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