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Il Tav o la Tav? La Crusca ha parlato: vanno bene entrambe le declinazioni

Chiara Piselli - 09/03/201919:49Aggiornato 11/03/2019 18:26

«Da un punto di vista grammaticale e linguistico, è corretta sia la forma al maschile che quella al femminile - chiarisce il professor Marazzini -, dipende da quello che si sottintende». Pochi giorni fa, sul termine Var aveva detto: «Solo al maschile»

L'accademia della Crusca ha sgomberato il campo da ogni dubbio una volta per tutte, sciogliendo uno dei misteri che accompagna la discussione sull'alta velocità Torino-Lione più o meno da quando è cominciata: si dice "il" Tav o "la" Tav? Qual è la forma corretta?

«Da un punto di vista grammaticale e linguistico, vanno bene entrambe le declinazioni, sia quella al maschile che quella al femminile, dipende da quello che si sottintende», chiarisce il professor Claudio Marazzini, presidente dell'Accademia della Crusca.

E ora che la risposta c'è, si può dire addio a quella sensazione di imbarazzo che accompagnava molti nel pronunciare il fatidico articolo determinativo femminile o maschile da accostare alla sigla del "treno ad alta velocità". «Si tratta di una scelta di genere ideologica», sottolinea il linguista piemontese che, interpellato dall'AdnKronos, apostrofa il caso come «interessante».

«Nonostante le sigle si prestino spesso a oscillazioni frequenti - spiega Marazzini -, è curioso notare come i favorevoli all'opera usino declinare il termine al femminile, sottintendendo "la linea del treno ad alta velocità", mentre i contrari - a partire dal movimento No Tav - fin dall'inizio della discussione pubblica hanno sempre usato il maschile per indicare "il treno ad alta velocità".

Dunque, per l'Accademia della Crusca, grammaticalmente vanno bene entrambe le declinazioni, dipende piuttosto «da quello che si vuol sottintendere parlando o scrivendo».

Pronuncia diversa era arrivata qualche giorno fa per il termine Var. In quel caso, l'Accademia della Crusca aveva decretato l'esistenza dell'unica forma corretta al maschile.

Uno dei più grandi dilemmi del linguaggio del giornalismo sportivo degli ultimi tempi è dunque risolto. Il Var, acronimo inglese di video assistant referee - vale a dire l'assistente arbitro in video - resta sempre e solo un termine maschile.

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