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Processo Cucchi, il pm: «I carabinieri avevano parte dell'autopsia secretata»

Sara Menafra - 08/03/201911:13Aggiornato 08/03/2019 20:43

Il pm Musarò: «Inutile sentire i medici che analizzarono il corpo di Cucchi, le relazioni furono modificate»

È ancora un’udienza difficile, e che si annuncia densa di colpi di scena, quella che si è aperta questa mattina davanti al tribunale di Roma nel corso del secondo processo sulla morte di Stefano Cucchi. Ad essere convocato in aula, questa volta, è il generale Alessandro Casarsa, ex comandante del gruppo Corazzieri e all’epoca dei fatti (nel 2009) alla guida del “gruppo Roma” dunque, di fatto numero due dell’allora comandante provinciale Vittorio Tomasone

L'inchiesta per depistaggio

Casarsa è finito sul registro degli indagati dell’inchiesta bis – quella per depistaggio – con l’accusa di falso in atto pubblico e in aula ha deciso di avvalersi della facoltà di non rispondere, perché indagato in procedimento connesso.

Alessandro Casarsa

Il pm accusa i periti

All’apertura dell’udienza, il pm Giovanni Musarò, ha sollevato una nuova pesante accusa ai periti che analizzarono il corpo di Stefano Cucchi alla fine dell’ottobre 2009 e nei cinque mesi successivi. Tre gli elementi d’accusa, tutti molto gravi. E che portano, secondo la procura, ad una prima grave conclusione: «La prima autopsia, quella realizzata già il 30 ottobre, era secretata ma arrivò il giorno stesso ai carabinieri». 

  • Sulla base degli atti, il pm sostiene – in sintesi – che le prime conclusioni tratte dall’analisi del corpo sarebbero state consegnate in tempo reale proprio a Casarsa e quindi al comando provinciale;
  • le prime conclusioni tratte dal primo medico legale sarebbero poi state drasticamente modificate dai medici che lo affiancarono su indicazione della procura;
  • le conclusioni delle seconde analisi (quelle fatte dal pool di medici) sarebbero state “sorprendentemente simili” a quelle che i carabinieri, ovvero Casarsa e Tomasone, anticiparono già ai primi di novembre, comunicandole sia al ministro della giustizia Angelino Alfano sia al gabinetto della Difesa.

Sulla base di questi documenti e delle conclusioni tratte il pm ha chiesto al collegio di rinunciare all'ascolto dei medici che parteciparono a quella perizia. Su questo punto, il collegio ha deciso che valuterà nel corso del dibattimento. 

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