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Lo studio: «Il populismo riduce le diseguaglianze economiche e sociali», ma anche la democrazia

Open - 10/03/201907:29Aggiornato 10/03/2019 08:44

Possibile che i leader populisti abbiano effetti positivi sulle nazioni in cui sono al potere? Secondo uno studio condotto dal Team Populism e commissionato da «The Guardian», sì. Ma a caro prezzo 

Secondo un recente studio fatto dai ricercatori di Team Populism in collaborazione con il quotidiano britannicoThe Guardian, il populismo aiuta a ridurre le diseguaglianze economiche. Nel dibattito moderno, le parole populismo e sovranismo di destra sono usate quasi come sinonimi. Ma il populismo è da sempre un concetto trasversale, che può coincidere sia con politiche di destra che con politiche di sinistra, se accomunate da una forte sfiducia nei confronti della classe dirigente (il temuto establishment). 

Per condurre la ricerca, gli studiosi hanno analizzato i leader di 40 Paesi che, in base ai contenuti dei loro discorsi, rientrano a pieno titolo nella categoria dei populisti. Cosa succede - si sono chiesti - quando un populista sale al potere? «Ciò che i dati suggeriscono», ha affermato David Doyle, il professore di Oxford a capo del progetto di ricerca, «è che i livelli globali di disuguaglianza sono stati ridotti in misura molto maggiore da questi populisti rispetto ad altri tipi di governo». Doyle non ha nascosto la sorpresa: «Mi sarei aspettato il contrario», ha detto. 

Gli effetti del populismo sulle diseguaglianze sociali in 140 Paesi

Secondo studi precedenti, le sinistre populiste dell'America Latina erano state responsabili di aver creato «fratture e stati di diseguaglianza». Essendo relativa ai dati fino al 2016, però, va detto che la ricerca condotta dal Team Populism non tiene in considerazione gli ultimi accadimenti in Venezuala (l'ascesa di Juan Guaidó e le resistenze di Nicolás Maduro), nel Nicaragua (la quarta riconferma di Daniel Ortega, che aveva fatto parte dei rivoluzionari sandinisti) e negli Stati Uniti (i primi due anni di governo Trump). 

L'analisi del Team populism non è tutta positiva. I governi tendenzialmente definiti populisti sono anche associati a un declino delle istituzioni democratiche, sia dal punto di vista della qualità delle elezioni e del linguaggio elettorale, sia dal punto di vista della libertà di stampa. Una situazione limite evidenziata dallo studio è quella della Turchia sotto il leader Recep Tayyip Erdogan (nei piani alti dal 2003). «Una volta al governo», ha spiegato la dottoressa Saskia Ruth-Lovell del gruppo di ricerca, «i populisti tendono a colpire le istituzioni democratiche». 

Retorica populista e cambiamenti nella qualità elettorale

Un altro caso estremo è rappresentato proprio il Venezuela di Maduro, che nel 2016 è stato accusato di brogli elettorali. In ogni caso, l'impatto che la retorica populista ha avuto sulle persone è stato positivo: «Quando arrivano al potere - ha aggiunto Ruth-Lovell - i populisti promettono di reintegrare queste persone nella società, attraverso la partecipazione politica. Per la prima volta le persone pensano che lo Stato stia facendo qualcosa per loro».

Populismo e libertà di stampa


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