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Non una di meno: «Imbrattare la statua di Indro Montanelli non è vandalismo, è riscatto»

Maria Pia Mazza - 09/03/201917:23Aggiornato 13/03/2019 17:41

Il collettivo risponde alle accuse di vandalismo per aver ricoperto di vernice la statua del giornalista durante il corteo dell’8 marzo a Milano

La giornata internazionale della donna di quest'anno porta con sé uno strascico di polemiche. Durante il corteo a Milano dell'8 marzo, organizzato e promosso dal collettivo Non una di Meno, è stata imbrattata con della vernice rosa la statua di Indro Montanelli. Il corteo, partito alle 19 da piazza Duca d'Aosta e conclusosi in Piazza della Scala, ha raccolto migliaia di persone, 20.000 secondo gli organizzatori.

#LottoMarzo, in centinaia al corteo di Milano - Fotogallery

Transitando nella zona di Porta Venezia, in corrispondenza dei Giardini Pubblici Indro Montanelli, le manifestanti hanno gettato della vernice rosa sulla statua del giornalista e scrittore, ripulita poi nella mattinata del 9 marzo. Il gesto è stato condannato da più parti, dai politici alla stampa.

 

 

Il collettivo, però, non si è scusato e ha anzi deciso di spiegarne i motivi con un post su Facebook.

Per la Repubblica si tratta di vandalismo, per noi invece è una doverosa azione di riscatto. Queste le parole di Indro Montanelli a proposito della sua esperienza coloniale: “Aveva dodici anni… a dodici anni quelle lì [le africane] erano già donne. L'avevo comprata dal padre a Saganeiti assieme a un cavallo e a un fucile, tutto a 500 lire. Era un animaletto docile, io gli misi su un tucul (semplice edificio a pianta circolare con tetto conico solitamente di argilla e paglia) con dei polli. E poi ogni quindici giorni mi raggiungeva dovunque fossi assieme alle mogli degli altri ascari…arrivava anche questa mia moglie, con la cesta in testa, che mi portava la biancheria pulita” (intervista rilasciata a Enzo Biagi per la Rai nel 1982). Sono questi gli uomini che dovremmo ammirare?

Montanelli e la sposa bambina

Indro Montanelli non aveva mai nascosto né negato la vicenda. Il giornalista aveva affrontato il tema anche in tv in diverse occasioni. Durante una puntata del 1969 del programma di Gianni Bisiach L'ora della verità, Montanelli dichiarò: «Pare che avessi scelto bene era una bellissima ragazza di dodici anni. Scusate, ma in Africa è un'altra cosa. Così l'avevo regolarmente sposata, nel senso che l'avevo comprata dal padre. Non c'è stata nessuna violenza, le ragazze in Abissinia si sposano a dodici anni» a cui seguì un acceso dibattito con la giornalista Elvira Banotti.

In un'altra occasione, nel 1982, ospite di Enzo Biagi, il giornalista dichiarò: «Aveva dodici anni, ma non mi prendere per un Girolimoni, a dodici anni quelle lì erano già donne. L'avevo comprata a Saganeiti assieme a un cavallo e un fucile, tutto a 500 lire. Era un animalino docile». Infine, in ordine di tempo, Indro Montanelli ribadì la sua posizione sulla questione del matrimonio con la sposa - bambina eritrea anche nella sua rubrica «Stanza», sul Corriere della Sera il 12 febbraio 2000.

Quando andai a nozze con Destà, Corriere della Sera, 12 febbraio 2000. - Credits: fondazionemontanelli.it 

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