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Cirinnà: «Ritrovo il vecchio 'Dio, Patria, Famiglia' nel ddl Pillon»

Angela Gennaro - 11/03/201919:12Aggiornato 12/03/2019 12:23

Criticata in questi giorni per un cartello durante le mobilitazioni dell'8 marzo, la senatrice Pd si difende: «Nessuna offesa per Dio, la patria e la famiglia. Ma per come sono oggi: luoghi di pluralismo e inclusione»

Monica Cirinnà, senatrice del Partito democratico, sovrappone ormai il suo nome alla Legge 20 maggio 2016, n. 76, Regolamentazione delle unioni civili tra persone dello stesso sesso e disciplina delle convivenze. Unioni civili che un altro protagonista di questi giorni, Simone Pillon - il senatore della Lega che dà il nome, nell'attuale legislatura, al disegno di legge 735 (Norme in materia di affido condiviso, mantenimento diretto e garanzia di bigenitorialità) - abolirebbe come detto alla stampa. «Il matrimonio gay non esiste, perché la famiglia è quella naturale», ha dichiarato.

Nell'ambito delle mobilitazioni per l'8 marzo, gli slogan delle manifestanti non sono piaciuti a tutti. Tra i più contestati, il cartello «Dio, patria, Famiglia... che vita di m***a» , il motto fascista rivisto in chiave femminista. La bufera ha travolto la stessa Monica Cirinnà, che con quel cartello si è immortalata consegnando foto e polemiche al web.

Cirinnà, qual è la sua idea di famiglia?

«Ho lavorato perché finalmente lo Stato italiano riconoscesse ogni forma di famiglia, e questo per fortuna è accaduto con la legge 76 del 2016. Nel nostro ordinamento sono considerati famiglia due eterosessuali sposati o conviventi, due uomini uniti civilmente o conviventi, due donne unite civilmente o conviventi. Chiunque sia legato da un legame affettivo e abbia dato una veste giuridica a questo suo legame accede ai diritti della famiglia. Chi ama la famiglia rispetta, ma soprattutto sostiene e aiuta tutte le famiglie. Non dimentichiamo che la grande legge rivoluzionaria in Inghilterra che aprì al matrimonio egualitario per tutti venne fatta da Cameron, che era un leader di destra: la destra vera che vuoi sostenere la famiglia non è contraria al riconoscimento delle famiglie».

«Dio, Patria, Famiglia... che vita di m***a»: cosa pensa delle polemiche che ha scatenato con quel cartello?

«"Dio, Patria, Famiglia" è un motto fascista. Mi fa tornare in mente il meraviglioso film di Ettore Scola Una giornata particolare, in cui si vede la splendida Sophia Loren sempre in grembiule, chiusa in casa, perennemente pronta a soddisfare gli appetiti sessuali del marito, cucinare, pulire, crescere i figli, mettere loro anche il vestitino da giovani Balilla. "Dio, Patria, Famiglia" è questo. Poi, nessuno voleva offendere né Dio né la Patria né la Famiglia, ma considerandoli come sono adesso, nel terzo millennio, in una visione mondiale ed europea: luoghi di inclusione e pluralismo. Quel vecchio «Dio, Patria, Famiglia» è quello che invece io ritrovo nel testo di Pillon e di tutti gli oscurantisti che siedono in questo Parlamento. Testi contro le donne, i bambini e tutte le diversità che vanno perseguite e punite».

Cosa pensa del disegno di legge Pillon in discussione in commissione al Senato?

«Penso che sia un testo oscurantista, un testo che vuole riportare le donne all'interno di un recinto chiuso che è il matrimonio indissolubile. Un testo che non tiene presente la realtà delle donne di questo paese, con l'assenza di parità retributiva e in cui meno della metà lavora. Un testo contro i bambini, soprattutto: li riduce a oggetto nel contenzioso nella separazione tra madre e padre e li fa vivere perennemente con lo zaino in spalla. Il testo non cita esplicitamente le unioni civili, per cui, grazie al comma 20 della mia legge, di fatto le unioni civili sono equiparate al matrimonio per tutti gli altri testi di legge non previsti dal codice civile. Di fatto sarebbero comprese anche loro dal ddl: per il mantenimento, la separazione, l'affido dei figli».

Il 29, 30 e 31 marzo si svolgerà a Verona il World Congress of Families (WCF), il Congresso delle Famiglie. Cosa ne pensa?

«È stata depositata in Senato una mozione che chiede il ritiro del patrocinio della presidenza del Consiglio dei ministri. Quello è un congresso di odiatori. Un congresso nel quale si parlerà contro le famiglie che non sono quelle di eterosessuali sposati con figli. Si parlerà contro le donne che vogliono giustamente e liberamente adire all'interruzione di gravidanza. Contro il divorzio. Si parlerà di tutto quello che limita le libertà delle persone, delle donne, dei bambini: non può esserci il patrocinio della presidenza del Consiglio dei ministri su un consesso di quel genere. Sottolineo, per i più avveduti, l'assenza completa della Chiesa italiana, del Vaticano, della Curia e di chiunque possa essere inviato da Papa Francesco. Stiamo parlando di odiatori anche della Chiesa sociale e della grande apertura sui diritti che questo pontificato sta facendo. E Verona... Verona non è più la città dell'amore. È la città nella quale si è tentato di dare fuoco alla casa di una coppia di due uomini uniti civilmente. Verona è una città che discrimina. Credo che il significato di questo congresso sia molto pericoloso per tutti: il fatto che tre ministri di questo governo vadano a parlare in questo contesto di oscurantisti, omofobi, persone discriminatrici è sicuramente un segnale di allarme molto preoccupante per il nostro paese, dove questa deriva medievale sta pervadendo piano piano tutte le istituzioni».

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