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Enac: «Forse il pilota della Ethiopian non conosceva la nuova procedura di sicurezza diffusa dalla Boeing»

Open - 11/03/201915:13Aggiornato 11/03/2019 18:01

Alessandro Cardi, vicedirettore dell'Ente Nazionale per l'Aviazione Civile, ha spiegato a Open che, qualora le dinamiche fossero le stesse dell'Indonesia, bisognerà capire perché il pilota non abbia saputo agire nelle modalità previste dal codice di volo, aggiornato proprio a seguito della tragedia di ottobre

L'incidente aereo avvenuto in Etiopia ieri 10 marzo ha riportato alla mente di tutti il disastro di soli sei mesi fa in Indonesia. Lo stesso aereo, un Boeing 737 Max 8, aveva perso quota improvvisamente causando la morte di tutti i 189 passeggeri. Oggi, nel mondo risultano in funzione circa 400 aerei dello stesso modello. La domanda che sta preoccupando i vari Stati e le varie compagnie (nonché i viaggiatori stessi) è una: cos'hanno in comune i due disastri? Il Max 8, nuovissimo sul mercato, è un modello sicuro?

Alessandro Cardi, vicedirettore di Enac, l'Ente Nazionale per l'Aviazione Civile, ha spiegato a Open che è presto per trarre conclusioni, dato che le cause della caduta non sono state ancora accertate. In ogni caso, definisce «comprensibile» la decisione dell'Ethiopian Airlines (la compagnia coinvolta nell'ultimo incidente) e di alcuni Paesi, di sospendere l'aviazione di quei velivoli. «La Cina ha deciso di tenere a terra i Boeing 737 Max 8 per qualche ora», ha spiegato l'ingegnere Cardi.

Ma il punto - anche in queste decisioni - non sarebbe la sicurezza del velivolo in sé. Da verificare c'è la preparazione dei piloti sulle nuove procedure di emergenza: «Hanno fatto lo stesso anche l'Indonesia e la Mongolia. Ed è un comportamento legittimo: bisogna capire se i piloti siano o meno stati istruiti riguardo alle novità introdotte da un modello così recente», dice Cardi.

Le affinità possibili con l'incidente in Indonesia

«Quando successe la tragedia in Indonesia», spiega Cardi, «si trattò di un potenziale malfunzionamento del sistema di trasmissione dei dati all'autopilota, che segnalò al pilota (umano) un parametro sbagliato su cui far riferimento». La Boeing intervenne immediatamente per evitare che un caso del genere si ripresentasse: «A seguito dell'episodio», continua Cardi, «la Boeing aveva emanato un bollettino per avvisare tutte le compagnie sui comportamenti da adottare in casi come quello, e la Federazione Internazionale modificò di conseguenza il codice di volo».

Come spiega ancora il vicedirettore, tutto sta nel conoscere le vicende relative all'incidente di ieri in Etiopia. «Se le indagini riveleranno le stesse dinamiche», ha detto Cardi, «allora si dovrà capire perché il pilota non era stato istruito in base agli aggiornamenti forniti dalla Boeing. O perché non sia stato in grado di agire con la giusta rapidità al malfunzionamento segnalato per tempo dalla stessa casa di costruzione aerea».

«La seconda ipotesi», continua Cardi, «è che la sensoristica che rileva i dati esterni per trasmetterli al software di comando (e dunque al pilota, ndR) sia difettosa. In questo caso bisogna capire se è un problema di modello, di aereo o di manutenzione».

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