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Studenti di colore segnalati come "sospetti". Il sindaco di Ventimiglia: «L'Italia impazzita dietro i migranti»

Giada Ferraglioni - 12/03/201910:05Aggiornato 12/03/2019 11:44

La cittadina ligure è tornata sulle pagine dei giornali dopo l'episodio degli studenti tedeschi definiti come «sospette presenze di colore». «Sembra che questo Paese stia impazzendo dietro al tema dei migranti» ha detto a Open Enrico Ioculano, sindaco di Ventimiglia

«Sembra che questo Paese stia impazzendo dietro al tema dei migranti». Al telefono c'è Enrico Ioculano, sindaco di Ventimiglia. Nel 2015 le immagini dei migranti barricati sulla scogliera per non essere allontanati dal confine con la Francia fecero il giro del mondo. Da allora, la cittadina ligure non ha mai smesso di essere una città di transito.

Ed è sempre per la questione migranti che ieri, 11 marzo, è finita sui giornali: un residente ha chiamato le forze dell'ordine perché aveva visto «sospette persone di colore». Ma erano studenti tedeschi dell'Università di Brema (in Liguria per il Master di Scienze del Mare).

«Da parte mia c'è stata una condanna assoluta del gesto - dice Ioculano - e voglio ribadire il benvenuto ai ragazzi dell'Università di Brema. Ma è stato un cittadino su tutto il territorio. Questa città ha vissuto in questi anni in modo eccezionale per quello che abbiamo vissuto».

Come si spiega l'ansia e la paura nei confronti degli studenti avvertiti come "sospette persone di colore"?

«Credo che sia un segnale del livello di stanchezza che hanno alcuni. La stragrande maggioranza dei ventimigliesi non ha nulla a che vedere con la xenofobia o con il razzismo. Ma situazioni difficili prolungate nel tempo creano momenti di tensione fuori dall'ordinario. In questo caso credo che questa reazione scomposta possa nascere da una cosa di questo tipo. Poi non dimentichiamo che c'è gente in politica che continua a soffiare sul fuoco».

Ventimiglia è diventata nota nel 2015, dopo i respingimenti dei migranti da parte della Francia. Com'è oggi la situazione nella città?

«La situazione è cambiata, evidentemente anche perché dal 2017 i numeri degli arrivi sono diminuiti nettamente. La Francia, comunque, continua a fare quello che faceva, con lo stesso identico atteggiamento. Resta il fatto che nel 2015 l'Italia non registrava buona parte dei migranti in arrivo nel nostro paese, comportamento che ci costò uno scontro con l'UE. Nel 2015, però, nessuno si aspettava flussi di quel tipo, tantomeno gli abitanti.

Migranti in cammino alla frontiera tra Italia e Francia

Abbiamo vissuto dei momenti in cui arrivavano più di 200 persone al giorno. La peculiarità di Ventimiglia rispetto al resto d'Italia è che abbiamo un flusso di arrivi che, per quanto possa essere piccolo o grande, è continuo. Non siamo come ogni altra città italiana che ha un suo numero stabile e dei richiedenti asilo stanziali. Qui è l'esatto opposto: bisogna avere la duttilità per accoglierne 100 come 600 o 700. E a volte sono persone che rimangono anche solo per due giorni, o una settimana».

La sua città è un osservatorio privilegiato. Si incrociano gli accordi di Chambéry (un patto bilaterale tra Italia e Francia per i rimpatri), il trattato di Schengen (che abolisce le frontiere nei Paesi dell'UE) e il regolamento di Dublino (che obbliga i richiedenti asilo a fare richiesta nel primo paese europeo dove mettono piede). Come si risolve questo marasma nella vita di tutti i giorni?

«Nella vita di tutti i giorni la soluzione è stata quella di andare a creare un centro di accoglienza, il Parco Roja, che fosse il più solidale possibile. E quello di coinvolgere il più possibile le associazioni, per permettergli di partecipare alla vita quotidiana del campo e aggiungere un senso di umanità in più. La Croce Rossa, che gestisce il campo, fa un gran lavoro, attestato anche dai garanti dei minori, dalle personalità del terzo settore e altri addetti ai lavori che hanno sempre dato ottimi feedback.

Attivisti del movimento No Borders

L'esigenza di questo campo nasce proprio per dare la possibilità alle persone di trasmettere conforto alle persone che arrivano a Ventimiglia. Ma anche, dall'altra parte, per poter costruire un equilibrio dei diritti tra chi transita e chi nella cittadina ci risiede. L'alternativa è quella di lasciare le persone per strada, con tutti i disagi che questo tipo di scelta comporta».

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