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La Lega punta i piedi sull'accordo con la Cina: «Può andar bene ma vogliamo leggerlo»

Francesca Martelli - 13/03/201915:05Aggiornato 13/03/2019 16:13

Il patto con Pechino continua ad agitare il governo. A pochi giorni dall'arrivo di Xi Jinping a Roma il testo dell'accordo non è chiuso: «Ne stiamo parlando, ma c'è ancora molto da valutare sulla sicurezza nazionale», spiega Matteo Salvini

L'unica certezza è che l'Italia sarebbe il primo Paese del G7 a firmare il memorandum con la Cina. Ma il contenuto dell'accordo, a pochi giorni dall'arrivo del presidente Xi Jinping a Roma, continua ad agitare il governo. Il presidente del Consiglio Conte, intervistato sul Corriere della Sera lo ha definito «limpido» e utile all'Italia per «crescere».

Ma secondo gli esponenti leghisti è ancora tutto da «valutare e studiare». Il dossier è in mano al vicepremier Di Maio (titolare anche del ministero dello Sviluppo Economico): «Fortunatamente non è di mia stretta competenza - dice il ministro Gian Marco Centinaio - ma tutto il governo deve essere messo a conoscenza».

«Bisogna valutare la sicurezza nazionale» dice Matteo Salvini, riferendosi alla questione della sicurezza informatica legata alle reti 5G sviluppate da società cinesi. Il ministero dello Sviluppo Economico ha smentito che nel memorandum Italia-Cina ci sia anche questo tema, ma secondo fonti vicine alla Lega potrebbe non essere così.

Le conseguenze di un accordo con la Cina (per la Nuova via della Seta) preoccupano sia l'Unione europea che gli Stati Uniti, mentre il ministro dell'Economia Giovanni Tria prova a tranquillizzarli: «Da quello che so si ribadiscono principi di collaborazione di cooperazione economica e commerciale che sono presenti in tutti i documenti europei. Si tratta di una tempesta in un bicchier d'acqua».

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