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Mare Jonio, il comandante della nave indagato dalla Procura di Agrigento. L'Ong: «Felici di aver salvato 49 persone»

Open - 19/03/201922:39Aggiornato 20/03/2019 15:53

Nonostante le resistenze del Viminale, i migranti dell'ong Mediterranea Saving Humans sono sbarcati nel porto di Lampedusa. La procura di Agrigento ha aperto un'inchiesta per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina e rifiuto di obbedienza. Il primo nome nel fascicolo è quello di Pietro Marrone

«Liberté, liberté». Sono sbarcati, infine, i 49 migranti soccorsi dalla ong italiana Mediterranea saving humans. Dopo una giornata a largo delle coste di Lampedusa, bloccati a bordo dal Viminale, i migranti hanno toccato terra italiana alle 20:30 di martedì 19 marzo. Poco prima era arrivata la notizia dell'apertura di un'inchiesta da parte della Procura della Repubblica di Agrigento, coordinata dal procuratore aggiunto Salvatore Vella e dal sostituto Cecilia Baravelli. Oggi, 20 marzo, è il giorno degli interrogatori. A condurre le indagini saranno dunque gli stessi pubblici ministeri che indagarono Matteo Salvini per sequestro di persona nel caso Diciotti dell'agosto  2018. 

L'indagine per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina

La nave è stata posta sotto sequestro, dopo circa dodici ore di dialogo tra la Procura, la capitaneria di porto e la guardia di finanza, che era salita a bordo durante la permanenza dell'imbarcazione a largo della Sicilia. Pietro Marrone, comandante della Mare Jonio, è stato iscritto nel fascicolo, inizialmente a carico di ignoti: l'ipotesi è quella di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina e rifiuto d'obbedienza a nave da guerra, previsto dall'articolo 1099 del codice della navigazione. L'azione è un atto dovuto per poter aprire alla presenza di un avvocato durante gli interrogatori. 

Il ministro dell'Interno aveva festeggiato la notizia dell'apertura dell'inchiesta affermando che «chi sbaglia paga». L'Ong ha comunicato repentinamente tramite Twitter che procederà nei prossimi giorni con un ricorso: «Noi non vogliamo nessuna immunità - scrivono - ma siamo certi di avere operato nel rispetto del diritto e felici di avere portato in salvo 49 persone».

L'equipaggio della ong verrà ascoltato dalla polizia giudiziaria nelle prossime ore. La nave Mare Jonio aveva lasciato Palermo sabato 16 marzo per dirigersi nella zona Sar (Search and Rescue/Ricerca e Salvataggio) della Libia, dove il gommone che li stava trasportando era andato in avaria lasciandoli in mare aperto. A comandare l'operazione c'era Luca Casarini, attivista italiano noto per essere stato uno dei leader del movimento no global tra la fine degli anni '90 e l'inizio degli anni 2000.

Le accuse di Salvini e l'appoggio di Di Maio

Dopo che Mare Jonio aveva chiesto aiuto all'Italia e aveva iniziato a dirigersi verso le coste della Sicilia, Matteo Salvini si è da subito schierato contro l'attività della nave, ribadendo che i porti italiani «sono e restano chiusi». Il vicepremier ha detto di contare sull'arresto dei responsabili della Mare Ionio: «Se un cittadino forza un posto di blocco stradale di Polizia o Carabinieri, viene arrestato. Conto che questo accada». 

Il vicepremier ha aggiunto di avere informazioni di presunte irregolarità compiute dalla ong: «È certo che questa imbarcazione non abbia soccorso naufraghi che rischiavano di affogare ma sia inserita in un traffico di esseri umani, organizzato, concordato e programmato». Anche il ministro del Lavoro Luigi Di Maio si è espresso condannando il modus operandi dell'ong, sottolineando che la Mare Jonio «ha agito senza aver ascoltato gli ordini della Guardia Costiera libica». 

A sostegno dei migranti e dei volontari dell'ong era arrivata da subito la voce del sindaco di Lampedusa, Totò Martello, che già nei giorni scorsi aveva ribadito come gli sbarchi sull'isola non fossero mai terminati: «A Lampedusa gli sbarchi non sono mai finiti. Arrivano nel silenzio. Piccole barche con motori fuori bordo con una ventina di persone alla volta. Ma Lampedusa non viene mai nominata».

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