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La procura di Roma ha chiesto l'archiviazione per Frongia

Redazione - 27/03/201920:06Aggiornato 27/03/2019 20:08

L'assessore allo sport è indagato per corruzione nell'inchiesta sullo stadio della Roma

La procura di Roma ha chiesto l'archiviazione per Daniele Frongia, fedelissimo di Virginia Raggi e assessore allo sport del Comune di Roma. La notizia è stata data dall'Ansa. Frongia era stato indagato per corruzione nel filone principale dell'inchiesta che ruota attorno alla costruzione dello stadio della Roma (del tutto estranea ai fatti). Subito dopo aver ricevuto l'avviso di garanzia, Frongia si era autosospeso dal movimento 5 stelle e dall'incarico di assessore.

«Per una questione di opportunità politica - aveva scritto Frongia su Facebook - nel rispetto del M5S, degli attivisti e di chi ci sostiene ogni giorno, ma soprattutto nel rispetto degli stessi principi che mi spinsero molti anni fa ad aderire al Movimento, una forza politica trasparente e in cui credo fermamente, ho deciso di autosospendermi dal M5S e di riconsegnare le deleghe attribuitemi dal sindaco Virginia Raggi».

Frongia era finito nelle indagini in seguito alle dichiarazioni del costruttore Luca Parnasi, l'imprenditore proprietario dei terreni su cui dovrebbe essere costruito il nuovo impianto sportivo della Roma. Parnasi aveva raccontato ai pm di aver chiesto a Frongia di suggerirgli una persona per una posizione da responsabile delle relazioni istituzionali della Ampersand, una sua società. Frongia - ha dichiarato Parnasi - avrebbe proposto una ragazza di 30 anni, senza mai fare pressioni o richiedere nulla in cambio. L'assunzione sarebbe svanita dopo l'inizio dell'inchiesta. Dopo aver saputo di essere indagato Frongia aveva ribadito la sua innocenza. 

A che punto è l'inchiesta sullo stadio della Roma

L'inchiesta che ruota intorno alla costruzione dello stadio della Roma si è svolta in due tranche: nella prima furono arrestate 9 persone (quelle rinviate a giudizio sono 15): tra queste le figure di spicco sono quella del costruttore Luca Parnasi e dell'ex presidente di Acea, Luca Lanzalone, che ha ottenuto il giudizio immediato (il processo si è aperto il 5 marzo). A Lanzalone la Giunta Raggi aveva affidato il dossier sullo stadio.

Dal primo filone ne è nato un altro sulle sponsorizzazioni (circa 400mila euro) che Parnasi avrebbe distribuito a politici di vari schieramenti. Il 20 marzo, in un ulteriore filone, è stato arrestato un altro esponente di spicco del movimento 5 stelle romano, nonché presidente dell'Assemblea Capitolina, Marcello De Vito, subito espulso da Di Maio. La procura ha emesso altre tre ordinanze di custodia cautelare (1 in carcere e 2 ai domiciliari). De Vito è accusato di aver preso tangenti da Parnasi per "oliare" le procedure per la costruzione dello stadio.

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