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La lettera di Mark Zuckerberg ai governi di tutto il mondo: «Abbiamo bisogno di nuove regole»

Felice Florio - 31/03/201918:29Aggiornato 31/03/2019 18:42

In un articolo firmato dal ceo di Facebook e pubblicato sul «Washington Post», si chiede ai legislatori di intervenire su quattro aree tematiche: contenuti dannosi, integrità delle elezioni, privacy e portabilità dei dati

Un invito ai governi a fare di più per regolamentare il settore delle grandi piattaforme online. Mark Zuckerberg, uno degli uomini più influenti del mondo, chiede ai legislatori di intervenire proprio nella sua sfera di potere: coinvolto negli scandali legati all'elezione di Donald Trump, l'editoriale di Zuckerberg pare l'ennessimo mea culpa in uno anno terribile per la tech company.

La lettera del ceo di Facebook va vista anche come un'assunzione di responsabilità o, perlomeno, la consapevolezza di non poter più controllare un sistema, una web-society generata da Facebook stesso. È stato lui a ripeterlo più volte, anche quando il Parlamento europeo e il Congresso degli Stati Uniti l'hanno convocato a rendere conto della fuga (o della vendita) dei dati personali degli utenti.

Il 22 maggio 2018 la plenaria del Parlamento europeo ha interrogato Mark Zuckerberg 

L'articolo sul Washington Post

«La tecnologia è una parte importante della nostra vita e le aziende come Facebook hanno immense responsabilità. Ogni giorno prendiamo decisioni sull'hate speech, sulla propaganda politica e su come prevenire i cyberattacchi. Decisioni importanti per dare sicurezza alla nostra comunità. Ma, se stessimo ricominciando da zero, non chiederemmo alle aziende di formulare questi giudizi da sole».

Nelle parole lasciate al Washington Post, Zuckerberg rimarca il fatto che «Internet permette alle persone di esprimersi e agli imprenditori di avviare nuove imprese - dice, ma ammette anche che - queste libertà vengono in secondo piano rispetto ai danni che le piattaforme possono fare alla società».

Gli ambiti d'intervento

Poi il numero uno di Menlo Park propone quattro aree di intervento ai legislatori di tutto il mondo: «Dalla mia esperienza, credo che abbiamo bisogno di regolamentazioni in quattro aree: contenuti dannosi, integrità delle elezioni, privacy e portabilità dei dati».

Contenuti dannosi

«Facebook offre a tutti l'opportunità di usare la propria voce e questo crea vantaggi reali, dalla condivisione delle esperienze alla crescita di movimenti e idee. Ma noi abbiamo la responsabilità di mantenere le persone al sicuro sui nostri servizi. Ciò significa decidere cosa considerare come propaganda terroristica, incitamento all'odio e altro ancora. Rielaboriamo continuamente le nostre politiche con esperti, ma su larga scala commetteremo sempre errori e decisioni con le quali le persone non sono d'accordo».

A tal proposito, Zuckerberg chiede che i governi siano a decidere delle politiche da seguire in questi ambiti, cosicché ogni social network, ogni piattaforma abbia lo stesso approccio. Una richiesta, quindi, di responsabilizzazione da parte dei singoli Stati: «I miei avvocati mi dicono spesso che ci assumiamo troppo potere decisionale dentro Facebook. Francamente? Sono d'accordo con loro».

Integrità delle elezioni

«Le leggi sono importanti per proteggere le elezioni. Facebook ha già apportato cambiamenti significativi per la propaganda politica: in molti Paesi, gli inserzionisti devono far verificare la propria identità prima di acquistare annunci politici», dice, ribadendo poi che una regolamentazione standard per tutti i social aiuterebbe Facebook a individuare se il contenuto di un annuncio è effettivamente politico o meno.

Ma la parte più importante «riguarda non le elezioni in senso stretto, ma le questioni politiche divisorie che non trattano specificatamente di un candidato. I maggiori tentativi di interferenza li riscontriamo lì e, alcuni Stati, applicano le leggi sulla propaganda solo nel periodo elettorale».

Privacy

Da questo punto di vista, la strada che Zuckerberg propone ai legislatori è quella di imitare il Gdpr, il Regolamento generale sulla protezione dei dati adottato dall'Unione europea. «Un'efficace tutela della vita privata e della protezione dei dati richiede un quadro armonizzato a livello globale. Credo che sarebbe utile per Internet se un numero maggiore di paesi adottasse norme come il Gdpr come quadro comune».

I punti cardine in tema privacy, secondo il ceo di Facebook, riguardano il diritto a scegliere l'utilizzo che si farà delle informazioni personali. Poi, una dichiarazione che non ti aspetteresti mai da Mark Zuckerberg, il monarca dei social network: «Gli Stati devono fare una legge che dia alle aziende come Facebook la responsabilità sui dati personali. Devono imporre delle sanzioni quando commettiamo degli errori».

Portabilità dei dati

Infine, «La regolamentazione dovrebbe garantire il principio della portabilità dei dati», scrive Zuckerberg. Vale a dire: «Se un utente condivide i dati con un servizio, deve avere il diritto di spostarli agevolmente a un altro. Ciò offre alle persone la possibilità di scegliere e a chi lavora con internet di creare servizi che le persone desiderano».

Poi, si rivolge direttamente ai politici, ai governi e a chi emana le leggi in tutto il mondo: «Credo che Facebook abbia le sue responsabilità e per questo deve contribuire a risolvere questi problemi. Non vedo l'ora di discuterli con i legislatori di ogni parte del mondo. Abbiamo sviluppato sistemi avanzati per la ricerca dei contenuti dannosi, per arginare le interferenze elettorali e per garantire la trasparenza degli annunci. Ma le persone non dovrebbero far affidamento sulle singole aziende, c'è bisogno di leggi».

La conclusione della lettera è carica di fiducia: «Le regole che governano internet hanno permesso a una generazione di imprenditori di creare servizi che hanno cambiato il mondo e creato un grande valore nella vita delle persone. È tempo di aggiornare queste regole per definire responsabilità chiare per le persone, per le aziende e per i governi che verranno».

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