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Medici pensionati in corsia, Molise apripista. Il commissario a Open: «Non ci sono giovani. È l'unica soluzione» - L'intervista

Chiara Piselli - 02/04/201906:16Aggiornato 02/04/2019 19:25

«Il concetto - afferma Giustini - è semplice: prima i giovani. Ma se non ce sono, da dove li prendo? Li creo? Non si possono chiudere reparti e sale operatorie per carenza di personale. Che diciamo poi quando ci scappa il morto?»

Medici in pensione che tornano a indossare il camice. A fare da apripista è stato il Molise, seguito dal Veneto e dal Friuli. E lo stesso potrebbe succedere in Umbria, Piemonte e in altre regioni italiane. La ragione è da ricercare nei posti rimasti vuoti per mancanza di nuovi dottori, l'obiettivo è quello di garantire livelli minimi di assistenza. In Molise, l'idea è stata di Angelo Giustini, direttore del servizio sanitario del comando generale della Guardia di Finanza che, dalla fine dello scorso anno, è commissario ad acta per la Sanità della Regione, insieme alla subcommissaria Ida Grossi, già direttore sanitario in Piemonte.

Il commissariamento della sanità molisana è arrivato a inizio dicembre perché, stando alle parole della ministra Grillo, «si tratta di territori con difficoltà di bilancio che non riescono a dare ai cittadini il livello di servizi sanitari che la legge richiede». La soluzione di richiamare in servizio medici in pensione è stata adottata perché, dice Giustini, «non si possono chiudere reparti e sale operatorie per carenza di personale. Che diciamo poi quando ci scappa il morto? Il concetto - afferma - è semplice: prima i giovani. Ma se non ce ne sono, da dove li prendo? Li creo?».

Generale Giustini, per quale ragione si è resa necessaria una soluzione simile?

«Ci sono dei reparti di vitale importanza negli ospedali che devono restare attivi, a prescindere dai pubblici concorsi andati deserti o dal numero dei posti messi a concorso. Accade, per esempio, che non si presenti nessuno o al massimo una persona su quattro posti disponibili, al di là delle specializzazioni richieste.

Non si può rischiare che muoia qualcuno perché ho chiuso il pronto soccorso o la rianimazione per carenza di personale. Oppure, ancora, non può restare aperta una sola sala operatoria laddove dovrebbero essercene quattro. Il concetto è questo.

Fatto salvo che i giovani sono prioritari - sono importantissimi, sono il nostro futuro, oltre che il presente, e questo lo sottolineo -, ma se non ce ne sono a causa di una cattiva programmazione pregressa, senza andare a colpevolizzare nessuno, se devo far fronte a una situazione di emergenza e di urgenza, mi dice da dove li prendo questi giovani? Li creo?».

Dunque ricorre ai pensionati.

«Sì. Se ho dei bravissimi professionisti, qualora se la sentano, possono essere utili allo scopo. La legge Madia non è in contrapposizione come vorrebbero far credere. Se la si leggesse bene, per la parte legale e sanitaria, dice che si possono stipulare contratti quantomeno per tamponare questa situazione».

Però se non arrivassero nuove leve allora si andrebbe avanti con questa soluzione che tanto "tampone" poi non è.

«La chiami una soluzione tampone, invece. Poi spero che piano piano si torni a regime. Per il momento bisogna essere razionali e fare i conti con questa situazione. Bisogna avere buon senso. C’è una regola non scritta, si chiama buon senso».

Ci sono delle colpe per questa situazione?

«Non spetta a me colpevolizzare chi è stato causa di questo male, di questa cattiva programmazione degli ultimi 20 anni. Io devo fare il tecnico. Non posso rischiare di chiudere dei reparti o di far morire delle persone perché c’è stata una cattiva programmazione in passato. Ho agito in questo modo senza puntare il dito contro nessuno».

A cosa attribuisce la causa del malfunzionamento dei concorsi?

«Per vent’anni coloro che dovevano programmare hanno in qualche modo tradito la loro missione. Se ci fosse stata un’ottima programmazione, un’ottima organizzazione dei concorsi, se l’ingresso a medicina e chirurgia fosse stato libero, se quello per le specializzazioni fosse stato messo a concorso, sarebbe andata diversamente. È sotto gli occhi di tutti. Ora la priorità è quella di garantire i livelli essenziali di assistenza».

Cosa risponde ai sindacati che dicono che questa soluzione è la Caporetto del sistema sanitario?

«Usassero il buon senso. Prima i giovani, siamo d'accordo. Ma laddove non ce ne sono, chi se la sente - anche se ha 67 anni ed è, per esempio, anestesista - e lo vuole fare: perché negargli un contratto? Non è in contraddizione con la legge Madia. Se la leggessero, lo capirebbero. Qui non c’entra la politica, qui non c'entrano i sindacati, ognuno si assuma le proprie responsabilità».

La sua proposta di richiamare i pensionati in corsia è stata presa come modello da seguire in altre Regioni, come il Veneto e il Friuli. Dunque, il Molise ha fatto da apripista.

«Venga presa come un’idea basata sul buon senso. Un’idea che porta a una soluzione che penserebbe una persona dotata di ragione. Sicuramente un esempio virtuoso visto che permette di garantire i livelli essenziali di assistenza, così da non chiudere quantomeno le cose minime di base per mancanza di personale. Ma scherziamo? Scherziamo con la vita degli altri? Mettiamo da parte politici, indagati, eccetera. Ma che diciamo poi quando ci scappa il morto?».

Da quando è commissario della Sanità della Regione Molise?

«Con la subcommissaria Ida Grassi siamo stati nominati dal ministero il 27 dicembre dello scorso anno, quindi siamo arrivati da circa tre mesi. Stiamo cercando di fotografare la situazione, ma è sotto gli occhi di tutti: è molto complicata».

Angelo Giustini

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