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Le famiglie arcobaleno protestano: «Tornare a "madre e padre" è discriminatorio»

Felice Florio - 04/04/201913:42Aggiornato 04/04/2019 14:15

Un provvedimento del ministero dell'Interno, sostituisce la dicitura generica di "genitore" sulle carte d'identità dei minori. Ne abbiamo parlato con Daniela Vassallo, mamma, insieme a sua moglie, di due bambine

Il decreto era passato inosservato il 31 gennaio scorso. Ma dopo la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale il 3 aprile, il provvedimento del ministero dell'Interno, che sostituisce la dicitura generica di "genitore" con quella di "padre e madre" sulle carte d'identità dei minori, ha sollevato molte polemiche. È un dato di fatto che si tratta di un ritorno al passato: il decreto del 23 dicembre 2015 del governo Renzi superava la vecchia dicitura per evitare discriminazioni nei confronti delle cosiddette famiglie arcobaleno.

Marilena Grassadonia, presidente di Famiglie Arcobaleno, l'associazione dei genitori omosessuali, scrive in un comunicato: «Impugneremo al Tar il decreto a firma dei ministri Matteo Salvini, Giulia Buongiorno e Giovanni Tria che sostituisce la dicitura “genitori” nelle carte d’identità con quella di "padre e madre". Un atto amministrativo non può contravvenire alle disposizioni di legge e alle sentenze dei tribunali: è palesemente illegittimo e discriminatorio perché non permette di far coincidere lo status documentale con quello legale dei bambini».

Anche Daniela Vassallo è un'attivista dell'associazione. Definisce la sua famiglia "tradizionale": «perché l'unica cosa che è davvero tradizionale è l'amore». Due mamme che stanno crescendo due bambine. Questo tipo di famiglie, cosiddette "arcobaleno". In Italia sono migliaia e adesso si trovano a dover affrontare un vuoto di legge.

Daniela Vassallo e la sua famiglia

Daniela, cosa succederà alle carte d'identità delle vostre figlie?

«Sulle loro carte d'identità è riportato che le ragazze hanno due madri. Le abbiamo adottate tramite adozione speciale, una legge del 1983. Un processo lungo che avviene nelle aule dei tribunali dei minori dopo severe verifiche del rapporto di genitorialità. Adesso non so cosa faremo, ma non credo che sia attuabile un provvedimento del genere: bisogna tener conto di tutte le sentenze emesse dai tribunali e del parere negativo del Garante della privacy che già il 31 ottobre scorso si è espresso sulla modifica delle informazioni riportate sulla carta d'identità elettronica dei minorenni».

Qual è l'obiezione del Garante al decreto di questo Governo?

«È intuitivo che la dicitura "padre e madre" sia discriminatoria. È noto a tutti che la patria genitoriale può essere esercitata anche non essendo genitori biologici. Chi diventa genitore dopo un'adozione speciale o grazie al riconoscimento di un'adozione avvenuta all'estero, è un genitore a tutti gli effetti. Siano queste famiglie composte da due padri, due madri, o da un padre e una madre. Il termine generico di "genitore" sui documenti non crea discriminazioni».

Foto di Famiglie Arcobaleno

E secondo lei perché si è tornati alla normativa in vigore prima del 2015?

«Propaganda, è solo propaganda politica. Non ritengo sia un caso che questa notizia sia stata fatta uscire subito dopo il congresso di Verona. Resta un decreto che non avrà attuazione, sia perché il Garante è contrario sia perché non riguarda solo i figli delle famiglie omogenitoriali ma anche i tutori che in alcuni casi assumono il ruolo dei genitori. In realtà loro non possono essere definiti strettamente "padre e madre"».

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