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«Salgo a bordo!». Il senatore (ex M5s) De Falco, da Schettino alla nave anti-Salvini

Redazione - 06/04/201920:24Aggiornato 07/04/2019 11:10

Il senatore, espulso da Movimento 5 stelle perché "dissidente", starebbe definendo gli aspetti tecnici per salire a bordo delle navi gestite dalla ong Mediterranea.

È un messaggio che non lascia spazio a esitazioni o ripensamenti. L'ex senatore 5 Stelle, nella vita comandante della guardia costiera, espulso dal Movimento perché considerato dissidente, salirà a bordo della Mare Jonio, una delle imbarcazioni dell'ong italiana Mediterranea Saving Humans. «Salverò i migranti - ha confermato durante un'intervista a Open -. La legge del mare è diversa dalla questione delle migrazioni. Salvare le vite delle persone è un obbligo della civiltà».

La notizia della sua decisione è arrivata nella giornata di ieri e in questo tweet il riferimento - neanche troppo velato - è al modus operandi del ministro dell'Interno. De Falco - che dopo l'espulsione è confluito nel Gruppo Misto - ha detto: «In questo momento sento il bisogno di fare qualcosa di concreto». La nuova esperienza  potrebbe cominciare già a partire dalle  dalla prossima settimana. 

Nei panni di comandante: «Salga a bordo, cazzo!»

È diventato famoso per quel «Salga a bordo, cazzo!», urlato al comandante Schettino mentre la Costa Concordia affondava al largo dell'Isola del Giglio. Quel gesto gli era valso la candidatura e l'elezione col Movimento 5 Stelle, da cui poi è stato espulso lo scorso dicembre, perché considerato "dissidente". Per il senatore De Falco potrebbe aprirsi ora una nuova stagione in mare, ma questa volta con una missione diversa: salvare i migranti. De Falco ha confermato a Open che salirà a bordo della Mare Jonio, una delle imbarcazioni della ong Mediterranea, che la prossima settimana partirà verso le acque al largo della Libia. L'ex comandante della Capitaneria di porto sarà impegnato nelle operazioni operazioni di soccorso dei naufraghi. 

L'ascesa e l'espulsione dal Movimento

Gregorio De Falco è stato uno dei candidati di spicco, dal valore quasi simbolico, durante l'ultima campagna elettorale che ha portato alla nascita del Governo Conte. Nelle interviste successive alla candidatura, non aveva mai fatto mistero di aver votato in passato a sinistra. Il 31 dicembre 2018 è stato espulso con un post pubblicato sul Blog delle Stelle. Da quel momento, milita per il gruppo misto, anche se ha fatto ricorso contro la decisione del Collegio dei Provibiri, l'organo a cui il Movimento affida la valutazione dei comportamenti dei propri rappresentanti. Con lui furono cacciati anche il senatore de Bonis e gli eurodeputati Marco Valli e Giulia Moi. Luigi di Maio commentò la decisione scrivendo su Twitter: «Nessuno è indispensabile», Era stato proprio lui a chiedere a De Falco di candidarsi.

L'espulsione di De Falco è arrivata al culmine di una lunga serie di "incidenti diplomatici": l'assenza al voto sul decreto sicurezza e al maxi emendamento alla manovra, il voto contrario al condono per Ischia, inserito nel decreto Genova. «Io - aveva detto De Falco - mi sento perfettamente in linea con le idee del Movimento. Con questa dirigenza non è ammessa alcuna dialettica politica. Il Movimento ha subìto una deriva, o meglio: un dirottamento verso destra. Non è Gregorio De Falco che ha lasciato la nave: è qualcun altro che ha cambiato rotta».

«Solo chi non salva deve essere arrestato»

Il 19 marzo, dopo il salvataggio di 49 migranti da parte della Mare Ionio (la stessa nave su cui si imbarcherà), De Falco aveva preso le distanze dal ministro dell'Interno Matteo Salvini in un'intervista a Servizio Pubblico: «Una direttiva di Salvini - aveva detto - non può essere superiore a una legge né alle convenzioni internazionali che impongono di effettuare l’operazione di soccorso, e quindi far sbarcare chi è a bordo». E a proposito della direttiva anti-ong varata dal Governo si era espresso così: «Il comandante che non faccia il soccorso deve andare in galera. Se Salvini che a bordo delle navi ong ci siano terroristi deve portare le prove. Questo è uno stato di diritto, non di polizia». 

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