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La politica brinda (e litiga) al Vinitaly: Salvini e Di Maio separati, come un anno fa

Francesca Martelli - 07/04/201920:35Aggiornato 08/04/2019 08:33

Un anno fa, Di Maio e Salvini cercarono di evitarsi tra i padiglioni. Stavolta hanno deciso di visitare la fiera del vino in due giorni diversi. Con l'unica differenza che ora governano insieme

Tutti avversari tra i padiglioni del Vinitaly di Verona. Il sottosegretario allo Sviluppo Economico Geraci e il ministro dell'agricoltura Centinaio escono per accogliere Matteo Salvini all'ingresso. Gli esponenti 5 Stelle restano più defilati: il sottosegretario agli Esteri Di Stefano siede in platea per assistere all'inaugurazione della 53esima edizione, quello della Pubblica Amministrazione Fantinati (veronese) fa gli onori di casa quando nel tardo pomeriggio arriva il presidente del Consiglio Conte. Oggi, 8 aprile, tocca a Luigi Di Maio.

Solo un anno fa il capo politico del Movimento 5 Stelle e il leader leghista cercavano di evitarsi tra i padiglioni del Vinitaly. Il governo gialloverde non si era ancora formato. e Di Maio non escludeva neppure di riaprire il dialogo con il Pd di Maurizio Martina (all'epoca segretario del partito) anche lui oggi a Verona esattamente come il 15 aprile 2018). Di Maio e Salvini sembravano parlare due lingue differenti, esattamente come oggi.

Il leader leghista è rimasto sette ore tra i padiglioni della fiera internazionale del vino e si è fermato con chiunque gli chiedesse un selfie. Quasi un format televisivo: ressa, piccoli passi, pulsanti da schiacciare sugli smartphone dei visitatori (e nella maggior parte dei casi è Salvini a farlo) e le forze dell'ordine che alzano lo sguardo al cielo. I cori pro Salvini erano numerosi, ripresi prontamente con i cellulari dallo staff della comunicazione del ministro. Solo due episodi di segno opposto: «Pagliaccio» gli ha urlato un signore sui 60 anni. E una ragazza che si è avvicinata con il dito medio alzato: allontanata prima che il ministro dell'Interno potesse vederla.

Autonomia differenziata, Flat tax, Def: quando il presidente del Consiglio Conte arriva al Vinitaly gli esponenti leghisti hanno già tirato diverse stilettate agli alleati di governo. Il sentiment è sintetizzato dal governatore Fedriga: «I 5 Stelle non sono abituati al governo nazionale. Devono imparare». Al premier il compito di abbassare i toni: «Per l'autonomia, caro presidente Zaia, questo governo ha una sola parola: si farà, ci stiamo lavorando», dice durante la visita allo stand del Veneto, accompagnato da Luca Zaia. Anche il presidente del Consiglio non si sottrae al bagno di folla e chiude la visita al padiglione della regione Puglia. Proprio lì, oltre al governatore Emiliano, ha incontrato Massimo D'Alema in veste di produttore di vini.

Se lo scorso anno Matteo Salvini aveva augurato a Luigi Di Maio di brindare con uno Sforzato perché «doveva sforzarsi e fare di più», quest'anno cambia nome di vino almeno un paio di volte. Ostenta sicurezza e alza i calici in nome dell'amore. Quello che secondo Carlo Calenda, anche lui al Vinitaly, finirà presto nel governo gialloverde: «Dopo le Europee, questo esecutivo finirà».

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