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Processo Cucchi, la testimonianza del carabiniere che ha assistito al pestaggio. Conte: «Il ministero della Difesa si costituirà parte civile»

Sara Menafra - 08/04/201912:07Aggiornato 09/04/2019 18:08

Giornata cruciale per il processo sulla morte del geometra: il Comandante dei Carabinieri Nistri ha annunciato che l'Arma si costituirà parte civile. Intanto, in tribunale, è stato il giorno della deposizione di Francesco Tedesco, il carabiniere che ha assistito al pestaggio di Cucchi: «Voglio scusarmi per il mio silenzio, con la famiglia e la penitenziaria, ero davanti ad un muro»

«Il ministero della Difesa è favorevole a costituirsi parte civile nel processo per la morte di Stefano Cucchi». L'annuncio del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, arriva al termine di un giorno cruciale per il processo Cucchi bis in corso a Roma, segnato dalle parole del comandante generale dei Carabinieri, Giovanni Nistri, che ha annunciato che l'Arma si costituirà parte civile nel processo.

E dalla testimonianza di Francesco Tedesco, il carabiniere che era presente al pestaggio di Stefano Cucchi. Prima di iniziare la deposizione, Tedesco ha detto brevemente: «Voglio scusarmi per il mio silenzio, con la famiglia e la polizia penitenziaria. Ero davanti a un muro».

Il carabiniere, coetaneo di Stefano Cucchi, con le sue dichiarazioni ha dato una svolta indubitable al processo, puntando l’indice sugli altri due colleghi accusati come lui di omicidio preterintenzionale, Alessio Di Bernardo e Raffaele D’Alessandro.

Il passaggio centrale del suo verbale è molto duro: «Fu un’azione combinata. Cucchi prima iniziò a perdere l’equilibrio per il calcio di D’Alessandro poi ci fu la violenta spinta di Di Bernardo che gli fece perdere l’equilibrio provocandone una violenta caduta sul bacino.

Anche la successiva botta alla testa fu violenta, ricordo di avere sentito il rumore. Spinsi Di Bernardo ma D’Alessandro colpì con un calcio in faccia Cucchi mentre questi era sdraiato a terra. Gli dissi “basta, che cazzo fate, non vi permettete”. (…)».

Il racconto di Tedesco

Nel corso della testimonianza, Tedesco ha raccontato che uno degli indagati, Mandolini, accusato di falso, che era reggente della stazione dei carabinieri Appia, aveva messo sotto pressione lui e i suoi colleghi perché facessero più arresti anche fuori turno.

Molto secco il racconto del pestaggio:

“Tutto comincia quando Cucchi dice che non vuole lasciare le impronte. Mentre cominciano a discutere, Stefano Cucchi cerca di dare uno schiaffo a Di Bernardo, lo mima, devo dire che non mi sono impressionato tanto che sono rimasto seduto dov’ero”

Il pestaggio avviene qualche minuto dopo:

“Avevamo chiamato Mandolini perché Cucchi non si voleva far fotosegnalare. Lui ci aveva detto di rientrare in caserma. Di Bernardo era avanti, Stefano Cucchi accanto. I due continuano a battibeccarsi, Di Bernardo ha una reazione si gira, e gli dà uno schiaffo, abbastanza violento. Mentre mi alzo, Di Bernardo spinge Cucchi e gli dà un calcio sul gluteo all’altezza dell’ano. Ho sentito il rumore della testa quando è caduto”.

Poi l’ulteriore colpo:

“Poi l’ha colpito sulla parte alta, in faccia, non so se sulla testa. Gliene stava per dare un altro e io l’ho spinto, gli ho detto di fermarsi, di non avvicinarsi, a quel punto ho fatto alzare Stefano”.

A quel punto, Tedesco chiama anche il superiore Mandolini:

“Lo chiamai, avevo ancora Cucchi sotto braccio. Lui mi disse di rientrare. I colleghi erano tranquilli, dissero che ci avrebbero parlato loro”.

L'annuncio del comandante generale dell'Arma Giovanni Nistri

Proprio oggi, 8 aprile, il comandante generale dell'Arma, Giovanni Nistri ha reso nota una lettera inviata alla famiglia in cui dichiara di volersi costituire parte civile al processo. «Dopo dieci anni di menzogne e depistaggi in quest'aula è entrata la verità raccontata dalla viva voce di chi era presente quel giorno», commenta la sorella di Stefano, Ilaria Cucchi, in aula. «Le dichiarazioni e le intenzioni espresse dal comandante generale dell'Arma ci fanno sentire finalmente meno soli, si è schierato ufficialmente dalla parte della verità».

Per spiegare i suoi nove anni di silenzio, Tedesco parla di quanto gli avrebbe intimato il maresciallo Roberto Mandolini. «Quando ti chiamano dí che Cucchi stava bene», racconta di essersi sentito dire. «Devi seguire la linea dell' Arma se vuoi continuare a fare il carabiniere».

Andare a parlare con un pubblico ministero? «Ho avuto paura, ho avut​​​​​​o paura di farlo», dice il carabiniere. «Un militare, se salta la scala gerarchica, può avere procedimenti disciplinari. Se l'avessi fatto - presenttarmi da solo in tribunale a dire 'guardate, i colleghi lo hanno picchiato' - avrei avuto delle conseguenze».

Cosa ha pensato quando ha visto il capo d'imputazione dettagliato, chiede il sostituto procuratore Giovanni Musarò a Francesco Tedesco. «Da lì ho cominciato a capire che la morte di Cucchi poteva essere collegata a quel pestaggio a cui avevo assistito. Ho sottovalutato. Non pensavo. Non sono un dottore. Prima pensavo ci fosse stato un secondo pestaggio o comunque qualcos'altro. Mi sono fatto influenzare dai mass media».

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