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Rieti, mancano i fondi per lo scuolabus. Sindaca rinuncia alla sua indennità

Cristin Cappelletti - 08/04/201911:35Aggiornato 08/04/2019 12:10

Dopo il sisma del 2016 che ha colpito Amatrice, e le zone limitrofi, il piccolo paesino ha affrontato molte difficoltà. Per assumere un autista la sindaca Maria Antonietta Di Gaspare ha rinunciato alla sua indennità annuale da 6mila e 5oo euro

Il comune di Borbona, in provincia di Rieti, era stato colpito dal terremoto del 24 agosto del 2016. Lei, la sindaca, faceva parte del corpo dei carabinieri della forestale di stanza ad Amatrice. Dopo il sisma, il piccolo paesino da 700 abitanti, ha dovuto affrontare molte difficoltà tra cui quella di garantire uno stipendio all'autista dello scuolabus per assicurare il trasporto dei bambini a scuola.

Per far fronte alla pressante necessità e in mancanza di fondi, la sindaca Maria Antonietta Di Gaspare ha deciso di rinunciare alla sua indennità, di circa 6 mila e 500 euro all'anno, destinando i soldi risparmiati, circa 20mila euro, all'assunzione di un autista.

«I problemi, anche quello del servizio scuolabus, sono nati proprio dopo il terremoto», ha spiegato la sindaca al Corriere di Rieti. «Avevamo 24 bambini della elementare e della scuola media che prima del sisma venivano accompagnati ad Antrodoco. Dopo le cose sono cambiate, perché alcuni genitori hanno preferito mandare i ragazzi nella scuola antisismica di Montereale in provincia dell’Aquila, ma noi non avevamo un secondo scuolabus e un altro autista».

A farsi avanti per aiutare i bambini è stata anche la squadra locale di calcio che ha messo a disposizione uno scuolabus: «Per quanto riguarda l’autista», ha chiarito Di Gaspari, «l’unico modo per assumere era quello di tagliare qualche voce di bilancio, ma qui non c’è rimasto più nulla da tagliare, quindi ho deciso di non prendere più i rimborsi da sindaco così da permettere al Comune di assumere un autista a tempo determinato. Perché l’ho fatto? Perché il taglio di quel servizio avrebbe rappresentato l’inizio della fine di Borbona. E questo non poteva assolutamente succedere».

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