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Da Minniti a Salvini, cosa dicevano i politici italiani sulla Libia

Open - 09/04/201907:33Aggiornato 10/04/2019 15:38

Dall'ex ministro dell'Interno Minniti che difendeva l'accordo stretto con il governo di unità nazionale guidato da Fayez al Serraj al vicepremier Salvini che considera il Paese «un porto sicuro»

Dicembre 2016. Bisogna tornare a qualche anno fa per rilevare la politica sull'immigrazione - fino a quel momento inedita - di un governo di centrosinistra. Marco Minniti (Pd) era ministro dell'Interno (del governo Gentiloni) ed era riuscito a fare diminuire il numero di sbarchi in Italia.

In particolare nei primi mesi del 2017 i numeri dei migranti provenienti dalla Libia, un Paese diviso, oggi sull'orlo di una guerra civile, crollarono notevolmente rispetto all'anno prima. Un fatto spesso citato dall'attuale ministro dell'Interno Matteo Salvini, quasi a rendere onore all'operato del suo predecessore.

Nel 2017 Minniti siglò un accordo sull'immigrazione con il governo di unità nazionale guidato da Fayez al Serraj. «Proprio l'iniziativa italiana degli ultimi mesi sta permettendo alle organizzazioni internazionali di accendere una faro sulla situazione in Libia», dichiarò l'allora presidente del Consiglio Gentiloni.

L'idea di versare fondi alla Libia in cambio del pattugliamento della costa per impedire le partenze fu fortemente criticata da numerose organizzazioni non governative. Le stesse per cui - secondo il vicepremier Salvini - i porti italiani «sono chiusi» e i migranti che soccorrono nel Mediterraneo sono invece da lasciare alla guardia costiera libica.

Proprio per difendere la linea dei porti chiusi, il ministro dell'Interno aveva detto di considerare la Libia «un Paese affidabile. Dove gli immigrati che vengono riportati a terra dalla Guardia Costiera vengono tutelati dalla presenza del personale Oim, l’Organizzazione internazionale per le migrazioni».

Era marzo 2018 e le parole di Salvini furono in parte smentite dalla commissaria europea Natasha Bertaud secondo cui la Libia non poteva essere considerata «un porto sicuro» per i migranti soccorsi in mare. Concetto ribadito a luglio da Salvini in visita a Mosca: «C’è questa ipocrisia di fondo in Europa, in base alla quale si danno soldi ai libici, si forniscono le motovedette e si addestra la Guardia costiera, ma poi si ritiene la Libia un porto non sicuro».

A novembre il governo italiano, con il sostegno dell'Onu, ha organizzato a Palermo una conferenza sulla Libia. Tutti ricordano la foto della storica stretta di mano tra il generale Khalifa Haftar e Al-Sarraj, molti Capi di Stato mancanti e la soddisfazione del presidente del Consiglio Conte.

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