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Galan, il Doge in disgrazia che si faceva riciclare i soldi da un'insegnante

Sara Menafra - 12/04/201906:11

In un sequestro da 12 milioni di euro spuntano i commercialisti che hanno aiutato a portare all'estero 250 milioni, parte dei quali rientrati con lo scudo fiscale. E ci sono anche i soldi dell'ex governatore condannato per l'inchiesta Mose

In questa storia, la parte di soldi riciclata dall’ex presidente della Regione Veneto Giancarlo Galan è persino la minore. Da un’indagine che riguarda lui, ma soprattutto il denaro di parecchi imprenditori veneti anche di peso – che avendo scudato il rientro dei capitali non possono essere perseguiti - la procura di Venezia ha identificato una vera e propria “lista” di persone che portava i soldi all’estero. Ieri, 11 aprile, la Guardia di finanza di Venezia ha sequestrato in tutto 12 milioni di euro agli autori del riciclaggio, quasi tutti commercialisti. Una parte dei soldi, ora sotto sigilli, sono relativi a un investimento che proprio Galan aveva fatto come beneficiario.

Gli imprenditori veneti

Il totale del denaro riciclato è da capogiro: 250 milioni di euro. Gli imprenditori finiti nella “lista De Boccard” – dal nome del commercialista che si occupava di portare il denaro in Svizzera - sono tanti, anche se non perseguibili sia perché hanno scudato, sia perché i fatti in molti casi sono prescritti.

Tutti, per una modica cifra, si assicuravano che i proventi delle loro attività imprenditoriali, molti dei quali nei settori standard dell’economia veneta come la manifattura di scarpe e valigie, fossero sottratti alla tassazione per finire in investimenti distribuiti in vari paradisi fiscali, compresa Panama (lo studio usato è il medesimo dei Panama Papers).

Ansa | Il cantiere del Mose

L’investimento di Galan

L'ex governatore del Veneto Giancarlo Galan, come si legge nelle 28 pagine di provvedimento di sequestro eseguito ieri, aveva convinto un amico commercialista e i suoi soci a fargli da scudo in una società che in realtà serviva a conservare una parte, finora ignota, del tesoro accumulato favorendo gli appalti per il Mose (fatti per i quali ha patteggiato una condanna): la Adria. Quella società è stata poi la sua cassaforte e, probabilmente, è rimasta tale. Tanto che, scrive il gip Davide Calabria:

Nella vita di Galan c'è uno scompenso tra entrate e uscite nel senso che le seconde superano abbondantemente le prime anche di 5 volte.

Il resto della gestione si svolgeva in famiglia. La moglie del commercialista di Galan, Alessandra Farina, ora indagata, da tranquilla insegnante si è ritrovata improvvisamente a gestire buona parte del patrimonio complessivamente affidato alla coppia dall’ex governatore e a spostarlo in una banca di Zagabria dal nome Veneto Banka. Anche qui, a colpire sono le sproporzioni:

La Farina, di professione insegnante, ha percepito, negli ultimi 10 anni, stipendi per circa €250.000 lordi complessivi effettuando investimenti finanziari e per somme 10 volte superiori.

Seppur rintracciati, i soldi di Galan non possono essere sequestrati perché il governatore ha già patteggiato per i fatti di corruzione legati al Mose, sia la pena, sia la multa da 2,5 milioni. Questi soldi potrebbero dunque arrivare nella sua villetta sui Colli Euganei, poco lontana dalla villa di lusso della vita precedente, che l’ex Doge ha scelto come ritiro per scrivere un libro di memorie.

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