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Maurizio Bolognetti: 44 giorni di sciopero della fame per salvare Radio Radicale

Alessandro Parodi - 12/04/201921:39

Open ha parlato con il segretario dei radicali lucani che ha messo in atto la protesta non violenta per far sopravvivere la storica emittente che da più di quarant'anni trasmette le sedute del Parlamento, i processi più importanti e i congressi dei partiti

Come abbiamo raccontato qualche mese fa, Radio Radicale, l'emittente che da più di 40 anni trasmette e archivia le sedute del Parlamento, i più importanti processi e i convegni di tutti i partiti e movimenti politici, rischia di chiudere. A pochi giorni dalla scadenza della concessione che regola il finanziamento pubblico alla radio, Maurizio Bolognetti, segretario dei radicali lucani, ha messo in atto una protesta contro il provvedimento del governo. Da 44 giorni è in sciopero della fame. Ha accettato di rispondere ad alcune domande di Open. 

Radio Radicale fra poco più un mese rischia di chiudere?

«Sì, è per certi aspetti una vicenda surreale, che sia in atto questo tentativo di spegnere la voce di un'emittente radiofonica che da 43 anni ha garantito il pieno diritto alla conoscenza a chiunque si sia sintonizzato sulle sue frequenze per un giorno o per una vita intera. Quelli che ci stanno raccontando che Radio Radicale li accompagna da una vita sono tanti, parlamentari, politici, comuni cittadini, artisti, uomini di cultura. Insomma da questo punto di visata credo che ci sia un tesoro che sta montando anche in termini di riflessione a questo che io chiamo, anche utilizzando una parola un po' forte, un tentativo di assassinare questa voce, con il suo prezioso archivio, dove c'è la storia politica di questo Paese». 

E quindi lo sciopero della fame?

«È in corso in questo momento un'iniziativa non violenta. Io personalmente sono al 44esimo giorno di sciopero della fame. Iniziativa non violenta, Satyagraha, sciopero della fame, significa tentare di nutrire un dialogo necessario e di convincere - non contro qualcuno, convincere - i propri interlocutori. Non c'è ricatto in questo, soprattutto nella misura in cui io riterrei noi stiamo rivendicando e stiamo parlando di un diritto; perché per me difendere la vita di Radio Radicale significa difendere il diritto a poter conoscere per deliberare, che del resto è il motto di Radio Radicale».

Si è parlato nei mesi scorsi di possibili soluzioni. Però, per adesso, non sono arrivate? 

«Auspichiamo un ravvedimento operoso da parte del sottosegretario Crimi, del ministro Di Maio, del governo e del premier Conte. Però abbiamo sentito dichiarazioni di tutti i tipi. "Privilegio", credo che sia stata usata proprio questa parola. Io vorrei che qualcuno avesse in mente un modello di informazione che preferisca, mettiamola così, alla Treccani audiovisiva Radio Radicale, magari il modello Bignami, modificabile a seconda delle contingenze. Mi auguro che dai banchi del governo, anche in considerazione della mobilitazione assolutamente trasversale che stiamo registrando in queste ore, ci sia un ripensamento. Stiamo ascoltando interventi "straordinari", sia per quanto riguarda quello che si sente dall'aula della Camera, che dall'aula del Senato». 

Massimo Bordin, che abbiamo intervistato qualche mese fa sempre a proposito della chiusura della radio, ci ha detto: «è paradossale che ci chiudano quelli della democrazia diretta». Anche lei vede questo tipo di paradosso?

«Sì, certo. Forse hanno in mente la democrazia dell'algoritmo o quella della piattaforma, sulla quale mi sembra che il Garante della privacy abbia avuto qualcosa da dire. Abbiamo uno strumento che senza filtri e senza veline, che ha spalancato in quel 19776 le porte del Parlamento: tra l'altro allora con le trasmissioni pirata e con la presidente della Camera Nilde Iotti un po' sconvolta. Ma Radio Radicale non fa solo questo. Non riferisce solo dei lavori istituzionali delle Camere, delle Commissioni (integralmente) - tra l'altro la ricerca di tutto questo materiale è estremamente semplice, con grande facilità di accesso - ma documenta anche tutti i congressi, i convegni, le migliaia di interviste. È la radio tutto sommato anche di Conte, di Crimi, di Di Battista, di Di Maio. È la radio che ha registrato integramente credo più di un VaffaDay, registrazioni che sono disponibili sul sito di Radio Radicale». 

Non è il primo governo questo, però, che mette in moto provvedimenti che potrebbero portare alla chiusura di Radio Radicale. Mi sbaglio?

«Sicuramente non è il primo governo. Ciclicamente nei lustri e decenni scorsi ci sono stati altri tentativi di spegnere le frequenza di questa emittente radiofonica. Questo è assolutamente vero, però è anche vero che ho l'impressione che questa volta ci sia una maggiore determinazione. Mi auguro sinceramente di essere smentito da qui alle prossime ore. Per questo sto tentando di dare un contributo a una lotta, che ci vede coinvolti in vario modo. Mi auguro che cambino idea subito, magari stasera stessa». 

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