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Scandalo sanità a Perugia: per i magistrati c'è un muro di omertà

Redazione - 13/04/201913:04

I concorsi al centro dell'indagine restano validi: si tratterebbe di una trentina di assunzioni tra medici, infermieri e personale ausiliario, anche delle cosiddette categorie protette. Il ministro della Salute Giulia Grillo convoca l'unità di crisi permanente del ministero 

«C'è un muro di omertà»: usano queste parole gli inquirenti della procura di Perugia che stanno indagando su presunte irregolarità nei concorsi all'ospedale di Perugia. Una situazione «bloccata» da diversi anni. Non ci saranno però conseguenze immediate sui vincitori delle selezioni che secondo i magistrati sarebbero state pilotate perché questa è materia per i giudici amministrativi (e non penali): quindi qualsiasi provvedimento sul tema è rimandato.

Il ministro della Salute, Giulia Grillo ha convocato l'unità di crisi permanente del ministero per quanto accaduto in Umbria. «Effettueremo ogni verifica che ci compete. Cacceremo le mele marce, subito, perché non può esserci salute senza legalità», ha affermato il ministro. Il Partito Democratico locale si difende parlando di «immagine distorta del partito». Dal 12 aprile però ci sono alcune delle più alte cariche ai domiciliari: si tratta di Gianpiero Bocci (segretario Pd Umbria) e Luca Barberini (assessore regionale alla Salute).

Anche il direttore generale dell'azienda ospedaliera e il direttore amministrativo sono stati messi ai domiciliari. Indagata anche la presidente della Regione Umbria Catiuscia Marini, anche lei del Pd come Barberini. Complessivamente l'inchiesta coinvolge 35 persone e riguarderebbe 11 concorsi per una trentina di assunzioni tra medici, infermieri e personale ausiliario, anche delle cosiddette categorie protette.

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